Cosa pensi quando guardi le stelle?
In molte culture il simbolo della stella rimanda a un destino particolare o a una vocazione individuale. Come viandanti, pellegrini e marinai si sono da sempre orientati grazie al cielo stellato, possiamo immaginare che esista una stella per orientare il nostro viaggio, un percorso che nessun altro ha mai intrapreso perché destinato solo a noi.
Le stelle sono sempre lì, ma visibili solo nell’oscurità. Forse per questo risuonano in modo particolare con lo spirito dell’inverno, la stagione più buia. A svelarle è la notte, quando le faccende del giorno sono concluse e possiamo accantonare le questioni pratiche quotidiane – o anche quando, metaforicamente, arriva il buio del dubbio o dello smarrimento. Le stelle non annullano le paure e le tenebre, ma ci permettono di attraversarle con fiducia perché luce e buio coesistono.
Come si può sperimentare questa dinamica attraverso il processo creativo con i materiali?
Ti invito a provare un colore coprente molto chiaro, preferibilmente bianco o giallo, su un cartoncino nero o blu. Prova a creare un segno minimo con un gesto essenziale e concentrato – un puntino, un granulo, un minuscolo qualcosa. Appena nasce nello spazio buio e indifferenziato del foglio, tutto il nero sembra convergere proprio lì.

Tuttavia quel punto è solo apparentemente immobile: al suo interno pulsa un’energia compressa che genera movimento. Così da un centro fisso, la stella si espande attraverso una miriade di raggi che si allontanano in tutte le direzioni. Ogni raggio nasce dallo stesso punto e viaggia in linea retta. Quindi lo strumento giusto per assecondare questo movimento potrebbe essere una matita colorata, un pastello o un pennello a punta sottile.

Sappiamo però che la luce si manifesta anche come un’onda: anziché un fascio di linee, in questo caso possiamo immaginare una superficie che avanza e riempie lo spazio. Il materiale più efficace sarà allora una sostanza che si diffonde, crea continuità, atmosfera, come per esempio una tempera pastosa o un colore acrilico steso con un grosso pennello, con una spugnetta o direttamente con le dita.

La luce è allo stesso tempo linea, quando la pensiamo come direzione e irraggiamento di una particella; superficie quando la pensiamo come diffusione e propagazione di un’onda.
Questa doppia natura può trovare una corrispondenza nelle due grandi famiglie di materiali artistici bidimensionali – quella dei materiali secchi/lineari e quella dei materiali liquidi – e può quindi essere indagata attraverso le diverse qualità che contraddistinguono i processi creativi con queste due categorie di materiali.
Ti invito a provarli entrambi, ad alternarli, eventualmente a sovrapporli. Quali differenze hai percepito? Come cambiano i movimenti, la postura del corpo, i pensieri e le emozioni?

Naturalmente ben venga l’esplorazione di variazioni o nuove idee che nasceranno via via. I gessetti e le matite acquerellabili, per esempio, sono dei materiali interessanti perché ci permettono di passare dalla linea alla superficie a seconda di come vengono utilizzati. Anche la dimensione del supporto è significativa: un grande foglio appeso a una parete permette di lavorare in piedi e di sfruttare tutta l’ampiezza del movimento del braccio, amplificando la percezione corporea e l’estroversione del gesto. Al contrario, un formato piccolo, appoggiato sul tavolo, favorisce un approccio più meditativo e intimo, uno sguardo più attento ai minimi dettagli.
In ogni caso, il senso è lasciare che la forma emerga in modo naturale dal processo stesso, anziché partire dalla ricerca di una forma complessa o dal contorno della classica stella a cinque punte.
Prova a chiudere gli occhi e a immaginare una stella pulsante: come si espande?
Ecco, sta nascendo sul foglio… com’è la tua stella?


