Costruire attraverso le forme

Giocando con le strisce di carta si possono facilmente costruire le tre forme geometriche di base: il cerchio, il quadrato e il triangolo. Con queste tre forme possiamo strutturare lo spazio (bidimensionale o tridimensionale) attraverso infinite combinazioni.

La stessa cosa succede nel gioco delle costruzioni: attraverso la ripetizione e la combinazione di alcune forme (uguali, simili o diverse) usate come moduli, i bambini imparano a costruire nello spazio e a strutturarlo. Via via che nasce una forma piena, anche lo spazio vuoto intorno si trasforma e acquista un nuovo significato. Basta pensare al vuoto di una porta o di una finestra nel contesto di una costruzione che rappresenta una casa. Quel vuoto c’era anche prima, eppure “non si vedeva”.

Giocare e acquisire familiarità con queste forme permette al bambino di “interiorizzarle”, riconoscendole anche in altri contesti: a quel punto il cerchio, il quadrato e il triangolo saranno diventati anche dei “concetti”, non collegati solo a uno specifico oggetto. E’ quindi importante non dare per scontato questo processo ed evitare di anticiparlo, usando con attenzione le parole.
I giochi di costruzione attivano diversi tipi di intelligenza, tra cui quella spaziale. Durante il gioco nascono molte domande, anche se non vengono formulate verbalmente. Cosa succede se metto quel pezzo sopra quest’altro? Quanti ne posso aggiungere? Quale forma posso mettere dentro quest’altra? Quanto può diventare alta la costruzione? Perché cade?

Credo che il compito dell’adulto sia quello di sostenere e stimolare questa ricerca senza sostituirsi al bambino o anticipare delle risposte. A volte sarà sufficiente esprimere interesse e curiosità; altre volte, una domanda o un’osservazione farà innescare un nuovo processo significativo… altre volte ancora, il nostro intervento potrebbe invece ostacolare il processo. Qual è dunque la scelta giusta? Non ne esiste una sempre valida, naturalmente. Il modo più efficace per trovare la migliore possibile è un’osservazione empatica e attenta del processo in corso, supportata dalla conoscenza teorica delle fasi dello sviluppo.

Queste forme base possiedono delle caratteristiche specifiche molto interessanti relative agli angoli, agli spigoli, alla curvatura, alle possibilità combinatorie. Ognuna si comporta in modo diverso quando viene esplorata, mentre attraverso la ripetizione e l’accumulazione di due o più forme si possono costruire strutture anche molto complesse. Si tratta quindi di una ricchezza di apprendimenti per tutte le età e qualsiasi livello di competenza – da un nido a una scuola di specializzazione per designers.

La simmetria, per esempio, è una delle possibili strategie di accumulazione e costruzione. Può essere interessante osservare se e quando i bambini prediligono strutture simmetriche, se la simmetria caratterizza uno stile individuale piuttosto che un certo tema o un certo contesto di gioco. Anche in questo caso, prima di parlare di simmetria come concetto astratto, è importante che i bambini la possano “agire” concretamente, con i loro tempi.

L’astrazione è un processo che necessita di un certo tempo per maturare, che si nutre di molte esperienze concrete di esplorazione sullo stesso soggetto di indagine. A un certo punto, sarà possibile “astrarre” quella certa qualità (come ad esempio la simmetria, la forma rotonda o quadrata) che è stata osservata e manipolata in contesti diversi. A questo punto si può dire che è avvenuta una concettualizzazione e potremo attribuirle un nome.

Anche in natura si trovano molti esempi interessanti di strutture modulate. Come spiega Enzo Mari, i fenomeni della natura sono sempre organizzati secondo serie di numerose particelle uguali che si concretano in strutture modulari, variabili secondo schemi elementari sino a formare nuove unità modulari.
L’esempio più comune è l’alveare. Ma perché le celle di un alveare sono esagonali? Naturalmente non vi svelerò la risposta… a voi il gusto della ricerca! E mi raccomando, non svelatela ai vostri bambini, piuttosto incuriositeli.

Ogni forma produce in noi una certa risonanza interna, non coscientemente identificabile né chiaramente descrivibile a parole. Grazie alla capacità simbolica dell’uomo, tutte le forme possono diventare potenzialmente dei simboli. Tuttavia, le tre forme geometriche di base (il cerchio, il quadrato, il triangolo) costituiscono dei simboli archetipici ricorrenti nella storia dell’uomo, riscontrabili in tutti i tempi e in tutte le culture.

In particolare, prima il cerchio e poi il quadrato, compaiono spontaneamente durante lo sviluppo grafico del bambino. Appartengono quindi, in un certo senso, alla natura dell’uomo. Tutto questo aprirebbe un mondo ricchissimo… Per approfondire, vi consiglio questi piccoli gioielli di Bruno Munari dedicati alle tre forme base: “Il cerchio”, “Il quadrato”, “Il triangolo”, pubblicati da Corraini Edizioni.
Buona esplorazione!

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