Imparare a guardare

Il punto non è cosa si vede ma come si guarda, a partire dai piccoli dettagli quotidiani fino alle più ampie prospettive sistemiche. Cominciamo da un gioco che tutti abbiamo provato almeno una volta: cercare una forma riconoscibile in una macchia informe, come una nuvola o una scrostatura nell’intonaco. Si tratta di una tendenza specificatamente umana, denominata “pareidolia”. Molto probabilmente, dieci persone vedranno dieci cose diverse nella stessa macchia: un fenomeno piuttosto ovvio ma interessante, la prova che proiettiamo costantemente qualcosa di noi nel mondo, rendendo la nostra percezione “relazionale” piuttosto che obiettiva.

Si può giocare anche inquadrando in modo insolito un’immagine e poi cercando un titolo. Per esempio, come intitoleresti l’immagine qui sotto? Il sole sull’erba, una foglia al sole o la casa delle ombre? Qual è il centro attorno al quale si costruisce il senso? Ogni risposta può essere giusta, eppure la percezione ad essa connessa è piuttosto diversa.


Ora date una sbirciatina dalle finestre della scatola qui sotto, provate a immaginare l’oggetto nascosto e disegnatelo. Sarebbe bello mettere a confronto i vari disegni, probabilmente tutti diversi l’uno dall’altro, così come dall’oggetto reale. Non succede forse la stessa cosa quando, durante una discussione, siamo in disaccordo con altri e percepiamo la nostra soluzione come l’unica possibile?

 

Nel suo libro Fondamenti e applicazioni della logoterapia, il neurologo e psichiatra Viktor Frankl utilizza la metafora delle proiezioni ortogonali per spiegare la complementarietà delle varie discipline che studiano un certo oggetto: i vari punti di vista non si escludono a vicenda ma, grazie all’integrazione delle loro specificità, possono avvicinarsi a una buona approssimazione della “verità” dell’oggetto. Perciò anche se esistono rappresentazioni completamente diverse e apparentemente inconciliabili di uno stesso oggetto, ciò non significa che l’oggetto non esista o che tutte le rappresentazioni non siano plausibili (da un certo punto di vista).
Il contrasto tra il rettangolo e il cerchio non contraddice il fatto che si tratti dello stesso cilindro visto di fronte e da sopra!


Quel che si dice per la visione è anche vero per la conoscenza, scrive Frankl. Viviamo in un’epoca di specialisti: uomini che non vedono più la foresta della verità a causa degli alberi dei fatti singoli. Certo non possiamo far girare a ritroso la ruota della storia, la società non può fare a meno degli specialisti.
Ma è proprio vero che il pericolo sta in una carenza di universalità? Non si cela piuttosto nella pretesa di totalità? Quel che è pericoloso è il tentativo di un esperto, ad esempio un biologo, a spiegare gli esseri umani esclusivamente in termini biologici.


Qualche anno fa ho avuto la fortuna di visitare la Chiesa del Santo Sepolcro a Gerusalemme. Stavo chiacchierando piacevolmente con un monaco nella cappella francescana, circondati, come in un labirinto, da cappelle dedicate alle altre varianti della cristianità (ortodossa, valdese, eccetera), mentre la chiesa era a sua volta circondata da altre chiese, moschee e sinagoghe. A un certo punto ho avuto la sensazione di vedermi dall’alto: ero dentro a una scatola, che a sua volta era contenuta da un’altra scatola, circondata da altre scatole ancora, tutte piene di finestre di varie forme e dimensioni. Io e il monaco stavamo cercando di sbirciare da una delle tante finestre per mettere a fuoco qualcosa, che però era troppo grande per essere contenuta interamente da un’unica visuale. 

 

Immaginiamo ora di guardare insieme dalla stessa finestra: di nuovo, con molta probabilità, non vedremo esattamente la stessa cosa. La cultura, il linguaggio, la famiglia, le esperienze personali, rappresentano dei filtri sovrapposti che inevitabilmente influenzano la nostra visione. Anche le nostre conoscenze accumulate nel tempo sono delle lenti attraverso le quali osserviamo e cerchiamo di interpretare la realtà.
Tutte queste metafore visive possono diventare degli strumenti utili per sperimentare in forma di gioco dei concetti importanti: cambiare punto di vista, decontestualizzare, focalizzare l’attenzione su un particolare per poi allargare il campo e collocarlo in un contesto più ampio, provare gli occhiali di qualcun altro.


Se siamo consapevoli di avere a disposizione diverse lenti, potremo scegliere di volta in volta quelle più utili, e magari approssimarci il più possibile alla verità. Essere responsabili implica prendere una posizione ma senza irrigidirla e senza scambiare una parte per il tutto. Possiamo usare la nostra comprensione per non restarne prigionieri.


Un ringraziamento speciale a Nona Orbach, Eylon Orbach e Shari Satran per l’indimenticabile viaggio a Gerusalemme.

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