Grammatica dei materiali

the grammar of matter

Ogni materiale possiede delle qualità che lo caratterizzano, delle regole insite nella sua natura secondo le quali può essere trasformato e che costituiscono l’insieme dei suoi limiti e delle sue potenzialità. È una specie di “grammatica naturale” di cui possiamo scoprire le regole in modo empirico. Come? Osservando il materiale, trasformandolo senza forzarlo in una forma pensata a priori, con un approccio rispettoso, con la curiosità e la discrezione di un ospite. Se restiamo in questa dimensione di “ascolto”, sarà il materiale stesso a suggerirci cosa fare. Prendiamo per esempio un foglio di carta.

diversi modi di piegare un foglio di carta
Immagini tratte da “Foglio & Forma” di Paul Jackson, Logos Edizioni

Basta prenderlo in mano per capire che si può piegare. Ma in quanti modi? L’esplorazione di questa semplice azione ci apre un mondo di variazioni: diverse inclinazioni, dimensioni, proporzioni, diverse forme del foglio di partenza, e così via. Avremmo potuto immaginare tutte queste possibilità, senza un’indagine scrupolosa? Allo stesso modo, possiamo investigare molte altre azioni (stropicciare, bucare, tagliare, arrotolare, bagnare…) e combinarle tra loro. Più ricco diventerà questo inventario, maggiori possibilità avremo a disposizione per trasformare in modo creativo il materiale, qualunque sia il nostro obiettivo finale.

diversi modi di trasformare un foglio di carta
Immagini tratte da “Il gioco creativo – 1 La carta” di E. Rottger e D. Klante, Il Castello Edizioni

La carta è un materiale che possiamo trovare in diverse forme, texture e grammature: perciò ad ogni tipologia corrisponderà una grammatica specifica, che manterrà alcune caratteristiche comuni e nello stesso tempo alcune particolarità. Prendiamo, ad esempio, un rotolo di carta igienica: le azioni di piegare e tagliare sono sempre possibili, ma influenzate dalla forma cilindrica e dalla pesantezza del cartoncino, determinando quindi dei risultati diversi.

diversi modi di trasformare un rotolo di carta igienica ovvero materiali non strutturati

Lo stesso vale per tutti i materiali, dai più semplici ai più complessi e strutturati, fino al caso limite di alcuni oggetti (come ad esempio, nello specifico della carta, quotidiani, riviste, vecchi libri e cataloghi). Ma perché studiare questa “grammatica”? Non sarà noioso o sterile usare un materiale solo per il gusto di conoscerlo, senza l’obiettivo di creare un certo prodotto?

diversi modi di trasformare una rivista

In effetti dividere il processo di ricerca dal prodotto, come se fossero delle fasi completamente distinte, può apparire poco realistico, dal momento che di solito le due cose vanno di pari passo. Tuttavia questa piccola forzatura migliora la nostra consapevolezza. L’esplorazione approfondita di un materiale è un esercizio molto utile, sia manuale che del pensiero, per scoprire tutte le potenzialità di quel materiale, oltre che i suoi limiti. In questo modo potremo utilizzare al massimo le sue possibilità tecniche ed espressive, come vediamo in certe opere artistiche.

Opere di Stefano Arienti
Opere di Stefano Arienti
Opere di Zbigniew Salaj
Opere di Zbigniew Salaj

Nel caso dei classici materiali artistici, come ad esempio la creta, la “grammatica” coincide in gran parte con la “tecnica”, ovvero quel complesso di norme e informazioni codificate, tramandate nel tempo, che dobbiamo conoscere preventivamente per evitare sprechi o per lavori di una certa complessità. Ad esempio, nel caso della creta, volendo cuocere un pezzo dobbiamo sapere come evitare che si formino delle bolle d’aria, o volendo attaccare dei pezzi tra loro, dobbiamo sapere come creare la barbottina, eccetera. Questa conoscenza, tuttavia, non si può sostituire alle scoperte fatte direttamente con le nostre mani per “capire” come il materiale si può trasformare: attraverso quali azioni? Con quante variazioni si può modulare ogni azione? Come reagisce il materiale? Con quali risultati?

diversi modi di trasformare un pezzo di creta
Immagini tratte da “Il gioco creativo – 3 La ceramica” di E. Rottger e D. Klante, Il Castello Edizioni

Seguendo un aumento graduale di complessità, la nostra esplorazione potrebbe proseguire con l’incontro tra due materiali: quali dialoghi possibili tra due linguaggi? Paradossalmente l’incontro con “il diverso” e la ricerca di possibili integrazioni potenzia ancora di più le specifiche identità, portandole a toccare dei confini generalmente inesplorati. Qui forse si intravede una chiave di lettura interessante: i materiali possono rappresentare delle metafore significative di alcune nostre modalità di relazione con il mondo? Esistono delle corrispondenze sottili tra mondo esterno e mondo interno, tra materiali e interiorità, che non si possono descrivere attraverso interpretazioni lineari e che costituiscono uno dei punti cardine dell’arte terapia (su questo argomento trovate altre informazioni nel post “Dialogo con un foglio di carta”).

diversi modi di usare un pezzo di creta insieme al cartone
diversi modi di usare un pezzo di creta insieme ad altri materiali non strutturati
Atelier del Centro Internazionale Loris Malaguzzi, Reggio Emilia

A tutti i livelli, da un’attività scolastica alla progettazione di un oggetto industriale, usare un materiale rispettando la sua natura genera una modalità relazionale più autentica, ecologica, oltre che un risultato estetico più piacevole e coerente. Come spiega Bruno Munari in “Da cosa nasce cosa”, un modo per imparare questo approccio è osservare la natura. Forme semplici come la goccia d’acqua o forme più complicate come quella della mantide religiosa sono tutte costruite secondo leggi di economia costruttiva. In una canna di bambù lo spessore del materiale, il diametro decrescente, la sua elasticità, la disposizione dei nodi, , rispondono a precise leggi economiche: più rigido si romperebbe, più elastico non sopporterebbe il peso della neve. C’è un limite oltre il quale non si può andare, nel senso della semplicità costruttiva.

The orange fruit as example of perfect packaging by Bruno Munari

Per esempio, il classico fiasco di vetro soffiato ha una forma logica rispetto la materia: infatti la sua forma non è altro che la forma della goccia di vetro fusa, dilatata dal soffiatore. Questo vuol dire che è una forma logica, dove lo spessore è uniforme su tutta la superficie, come le bolle di sapone. Non si può fare una bottiglia quadrata con il vetro soffiato, perché la forma quadrata è innaturale rispetto al processo di espansione di questo magma incandescente che è il vetro.

la forma del tradizionale fiasco di vetro
Immagine tratta da “Da cosa nasce cosa” di Bruno Munari, Laterza

Come conseguenza, pare che una cosa esatta sia anche bella, per cui l’osservazione delle forme naturali risulta molto utile al designer, il quale si abitua ad usare i materiali per la loro natura, per le loro caratteristiche tecniche, e a non usare il ferro dove sarebbe meglio il legno o il vetro dove sarebbe meglio la plastica. Mi permetto di aggiungere che risulterà molto utile anche a chiunque voglia imparare a usare i materiali in modo creativo, secondo la loro grammatica naturale, ovvero rispettandone i limiti e valorizzandone le potenzialità.

come rappresentare un albero con materiali non strutturati
Immagini tratte da “Saremo alberi” di Mauro Evangelista, Artebambini

Se sei interessato a questi temi, ti invito a iscriverti al gruppo Facebook the grammar of matter per condividere esperienze, domande, immagini, idee. A presto con il prossimo capitolo della grammatica dei materiali e buona esplorazione!

#grammaticadeimateriali

Atelier dei materiali non strutturati

composizione con materiali non strutturati

Come trovare l’equilibrio giusto tra regole e libertà per sostenere il processo creativo?
L’immagine qui sopra è parte di una composizione di cm 100 X 70 realizzata da tre bambini di cinque anni. Come immaginate che si sia svolto il processo di co-creazione? Con quale consegna (se c’è stata) e con quale ruolo dell’adulto?
Innanzitutto, mi sembra importante sottolineare che si tratta dell’ultimo di una serie di incontri dedicati ai materiali non strutturati. Il bisogno dei bambini di fronte a un materiale nuovo, infatti, è quello di avere tempo per esplorarlo liberamente, per conoscerne potenzialità e limiti. Meglio quindi posticipare delle proposte più mirate a un secondo momento. Ma cominciamo dall’inizio.

Volevo proporre ai bambini un’esperienza con i materiali non strutturati presenti in atelier: piccoli pezzi di plastica, metallo, legno, cartone, bottoni, tappi, scarti di lavorazione industriale e artigianale. Ma come formulare la proposta? Come un’esplorazione completamente libera? Già immaginavo tutta quella ricchezza, catalogata ed esposta in modo ordinato nei vari contenitori, trasformarsi in un’accozzaglia confusa in pochi secondi… Come “contenere” l’attività dei bambini, lasciando nello stesso tempo ampi margini per la ricerca personale?

Ecco la soluzione che ho scelto: “un gioco” con poche, semplici regole, per un piccolo gruppo di bambini alla volta. I materiali sono disposti in modo ordinato su un tavolo. Ogni bambino ha un piccolo contenitore con cui può “fare la spesa”, mettendo i materiali che sceglie nel suo contenitore. Su altri tavoli ci sono delle basi di cartoncino bianco, dove si può “giocare” con i materiali scelti, ovvero disporli a piacere e spostarli fino a creare una composizione che sancisce la “fine” del gioco. Se l’autore lo desidera, la composizione viene fotografata, in modo da conservarne memoria, e le viene assegnato un titolo. Quindi i materiali usati si riversano di nuovo nel contenitore personale, per poi essere riposti dai bambini nei rispettivi contenitori. A questo punto chi vuole può ricominciare il gioco.

Questa proposta ha funzionato molto bene. Le regole sono state accettate dai bambini in modo “naturale”, come parte del gioco, permettendo loro di autogestirsi nel rispetto dei tempi individuali. Anche l’ultimo passaggio di distruzione dell’opera (per rimettere a posto i materiali) è stato accolto con naturalezza dai bambini, immersi in una sperimentazione veloce e intensa, senza la necessità di trattenere il risultato. A dimostrazione di come l’attaccamento al prodotto sia qualcosa che riguarda più spesso gli adulti.

Visto il coinvolgimento dei bambini, l’attività è stata riproposta più volte introducendo alcune varianti. Per esempio, con basi di cartoncino di formati diversi o varie selezioni di materiali (secondo criteri materici, cromatici, ecc.). Alcune variazioni sono risultate stimolanti, altre meno… In ogni caso, è l’osservazione dei processi dei bambini a suggerire di volta in volta la proposta successiva.
È stato anche interessante osservare come diversi tipi di materiali influenzavano la composizione e, nello stesso tempo, quanto restava riconoscibile lo stile personale di ogni bambino attraverso la diversità dei materiali: lo stile personale e le caratteristiche dei materiali sono elementi sempre intrecciati e interconnessi in ogni opera.

This image has an empty alt attribute; its file name is comp-finale-costruzione2-1024x425.jpg

Per concludere l’esperienza, ho proposto un lavoro di gruppo, invitando tre bambini a lavorare su un grande formato di cm 100 X 70. Naturalmente sapevo bene che il formato era troppo grande per essere “controllato” e organizzato con un progetto condiviso a priori. Ho suggerito quindi ai bambini di cominciare singolarmente, ognuno dal lato che preferiva. Dopo un primo momento, le diverse parti hanno cominciato a interagire, a confluire in modo organico in un’unica composizione. Lasciandosi ispirare dalle forme che via via si creavano e sollecitati da alcune mie domande, i bambini hanno progressivamente collegato le varie parti, sia a livello estetico che narrativo.
In questo caso, ho proposto di incollare la composizione finale sul foglio, per valorizzare il lavoro di gruppo e per lasciare una traccia visibile di tutto il percorso fatto in atelier con questi materiali. Prodotto e processo sono entrambi importanti: sta a noi capire quando è il momento di concentrarsi sull’uno piuttosto che sull’altro.

Ogni gioco ha le sue regole, che vengono accettate di buon grado da chi liberamente sceglie di giocare. A volte le regole “permettono”, altre volte “limitano”, così come la totale libertà può essere un aiuto o un ostacolo per la creatività. Non esistono formule sempre valide, ogni volta l’equilibrio giusto va cercato tenendo conto del contesto e degli obiettivi. È una danza flessibile tra due opposti necessari, in cui l’ascolto empatico dei bambini ci aiuta a sintonizzarci con i loro bisogni e i loro interessi.

Subscribe now to receive the Mini-kit for creative explorations!
Subscribe now to receive the Mini-kit for creative explorations!