Il gioco delle variazioni

Mi è sempre piaciuto esplorare le variazioni di un oggetto o di un’immagine: fino a che punto la sua identità resta riconoscibile attraverso il cambiamento? Quali sono i suoi elementi essenziali?
Esistono tanti modi per indagare questi aspetti attraverso le immagini e i materiali. Giocando con Ester, per esempio. Ma chi è Ester?

All’inizio, era solo una striscia di carta casualmente piegata in tre parti, uno scarto di lavoro rimasto sulla mia scrivania. Ma quella particolare piegatura faceva sembrare la striscia quasi viva… aveva un equilibrio particolare, assomigliava a qualcosa. Mano a mano che la forma si definiva nella mia mente, cercavo di sagomarla con le forbici: ed eccola lì, ciao Ester!

Dal quel momento, ho cominciato a giocare con la nuova identità di quella striscia di carta per esplorare le sue potenzialità: come si muove nello spazio? Quanti movimenti può fare, quante posizioni può assumere? Come si può relazionare con altre forme?

Come si possono trasformare certe caratteristiche per creare delle variazioni? Ad esempio cambiando le dimensioni o la forma di certe parti, il materiale, la texture…

Nel suo libro “Fantasia”, Bruno Munari elenca una serie di strategie creative per trasformare un oggetto conosciuto, sviluppando così la fantasia e l’immaginazione. Ecco qualche esempio:

  • giocare con i contrari e gli opposti (una tartaruga veloce)
  • moltiplicare una parte (un drago a sette teste)
  • cambiare le dimensioni (una coccinella gigante)
  • cambiare il colore (un pane blu)
  • cambiare il materiale (un martello di spugna)
  • cambiare la funzione (una scarpa usata come vaso da fiori)
  • cambiare il contesto (una nave in mezzo a un prato)

L’identità di un personaggio può evolvere anche all’interno di una cornice narrativa, attraverso incontri, storie, avventure… Per esempio, cosa succede se Ester incontra un gatto?

Il tema dell’identità e delle sue possibili trasformazioni attraverso la variazione è anche un tema che si ritrova in molti libri illustrati per l’infanzia. Un esempio per tutti: “Il mio ippopotamo” di Janik Coat (La Margherita Edizioni), dove l’identità dell’ippopotamo è indagata attraverso diversi colori, texture, tipologie del segno grafico.

L’esplorazione delle possibili variazioni di un oggetto (di un personaggio o di un’immagine) ci permette di esplorare i limiti, le potenzialità e l’essenza della sua identità: a che punto della trasformazione possiamo dire che quell’oggetto è diventato qualcos’altro? Quali sono gli elementi fondamentali che determinano e influenzano l’identità?
Come diceva Munari, “un pesce con le corna è ancora un pesce?”

Buona ricerca e non perdetevi la trilogia di Esther sul canale Youtube di robertapuccilab!

Costruire attraverso le forme

basic geometric shapes

Giocando con le strisce di carta si possono facilmente costruire le tre forme geometriche di base: il cerchio, il quadrato e il triangolo. Con queste tre forme possiamo strutturare lo spazio (bidimensionale o tridimensionale) attraverso infinite combinazioni.

La stessa cosa succede nel gioco delle costruzioni: attraverso la ripetizione e la combinazione di alcune forme (uguali, simili o diverse) usate come moduli, i bambini imparano a costruire nello spazio e a strutturarlo. Via via che nasce una forma piena, anche lo spazio vuoto intorno si trasforma e acquista un nuovo significato. Basta pensare al vuoto di una porta o di una finestra nel contesto di una costruzione che rappresenta una casa. Quel vuoto c’era anche prima, eppure “non si vedeva”.

Giocare e acquisire familiarità con queste forme permette al bambino di “interiorizzarle”, riconoscendole anche in altri contesti: a quel punto il cerchio, il quadrato e il triangolo saranno diventati anche dei “concetti”, non collegati solo a uno specifico oggetto. E’ quindi importante non dare per scontato questo processo ed evitare di anticiparlo, usando con attenzione le parole.
I giochi di costruzione attivano diversi tipi di intelligenza, tra cui quella spaziale. Durante il gioco nascono molte domande, anche se non vengono formulate verbalmente. Cosa succede se metto quel pezzo sopra quest’altro? Quanti ne posso aggiungere? Quale forma posso mettere dentro quest’altra? Quanto può diventare alta la costruzione? Perché cade?

Credo che il compito dell’adulto sia quello di sostenere e stimolare questa ricerca senza sostituirsi al bambino o anticipare delle risposte. A volte sarà sufficiente esprimere interesse e curiosità; altre volte, una domanda o un’osservazione farà innescare un nuovo processo significativo… altre volte ancora, il nostro intervento potrebbe invece ostacolare il processo. Qual è dunque la scelta giusta? Non ne esiste una sempre valida, naturalmente. Il modo più efficace per trovare la migliore possibile è un’osservazione empatica e attenta del processo in corso, supportata dalla conoscenza teorica delle fasi dello sviluppo.

Queste forme base possiedono delle caratteristiche specifiche molto interessanti relative agli angoli, agli spigoli, alla curvatura, alle possibilità combinatorie. Ognuna si comporta in modo diverso quando viene esplorata, mentre attraverso la ripetizione e l’accumulazione di due o più forme si possono costruire strutture anche molto complesse. Si tratta quindi di una ricchezza di apprendimenti per tutte le età e qualsiasi livello di competenza – da un nido a una scuola di specializzazione per designers.

La simmetria, per esempio, è una delle possibili strategie di accumulazione e costruzione. Può essere interessante osservare se e quando i bambini prediligono strutture simmetriche, se la simmetria caratterizza uno stile individuale piuttosto che un certo tema o un certo contesto di gioco. Anche in questo caso, prima di parlare di simmetria come concetto astratto, è importante che i bambini la possano “agire” concretamente, con i loro tempi.

L’astrazione è un processo che necessita di un certo tempo per maturare, che si nutre di molte esperienze concrete di esplorazione sullo stesso soggetto di indagine. A un certo punto, sarà possibile “astrarre” quella certa qualità (come ad esempio la simmetria, la forma rotonda o quadrata) che è stata osservata e manipolata in contesti diversi. A questo punto si può dire che è avvenuta una concettualizzazione e potremo attribuirle un nome.

Anche in natura si trovano molti esempi interessanti di strutture modulate. Come spiega Enzo Mari, i fenomeni della natura sono sempre organizzati secondo serie di numerose particelle uguali che si concretano in strutture modulari, variabili secondo schemi elementari sino a formare nuove unità modulari.
L’esempio più comune è l’alveare. Ma perché le celle di un alveare sono esagonali? Naturalmente non vi svelerò la risposta… a voi il gusto della ricerca! E mi raccomando, non svelatela ai vostri bambini, piuttosto incuriositeli.

Ogni forma produce in noi una certa risonanza interna, non coscientemente identificabile né chiaramente descrivibile a parole. Grazie alla capacità simbolica dell’uomo, tutte le forme possono diventare potenzialmente dei simboli. Tuttavia, le tre forme geometriche di base (il cerchio, il quadrato, il triangolo) costituiscono dei simboli archetipici ricorrenti nella storia dell’uomo, riscontrabili in tutti i tempi e in tutte le culture.

In particolare, prima il cerchio e poi il quadrato, compaiono spontaneamente durante lo sviluppo grafico del bambino. Appartengono quindi, in un certo senso, alla natura dell’uomo. Tutto questo aprirebbe un mondo ricchissimo… Per approfondire, vi consiglio questi piccoli gioielli di Bruno Munari dedicati alle tre forme base: “Il cerchio”, “Il quadrato”, “Il triangolo”, pubblicati da Corraini Edizioni.
Buona esplorazione!

Come si gioca con le strisce di carta?

laboratori creativo con materiali non strutturati: le strisce di carta

Vorrei presentarvi un materiale che amo molto, facilmente reperibile come materiale di scarto nelle tipografie: le strisce di carta.

Mi piace molto sperimentare le possibili trasformazioni di questo materiale. Ma in che modo la ricerca creativa dell’adulto può supportare quella dei bambini all’interno di un contesto educativo? Come può diventare un catalizzatore per stimolare dei processi personali anziché rappresentare un modello da ripetere? Come presentare il materiale, quali esempi mostrare (o non mostrare)?

Ecco la mia esperienza con piccoli gruppi di bambini di 4 e 5 anni. I bambini avevano a loro disposizione una spillatrice e una grande quantità di strisce di varie dimensioni, che potevano usare liberamente. Prima di proseguire nella lettura, provate a immaginare come avreste presentato il materiale, con quali parole o esempi dimostrativi, e come pensate si sia svolta l’attività.

Naturalmente ogni contesto è a sé. Nel mio caso, i bambini non mi conoscevano e avevo a disposizione un unico incontro. Il giorno prima del laboratorio, mi sono presentata ai bambini come un’esperta di trasformazione dei materiali e ho fatto una dimostrazione in diretta, trasformando una striscia di carta con la spillatrice. Cosa potrebbe diventare? Per esempio… “Un sole!” “Un cappello!” Una ruota!” suggerivano i bambini mentre chiudevo la striscia in un cerchio. E poi “Una casa!” “Una scatola!” mentre piegavo u’altra striscia in un quadrato, e così via. A loro volta, il cerchio e il quadrato hanno continuato a trasformarsi in un cuore, un fiore, una stella, un fiocco, una farfalla…

Quindi ho salutato i bambini con la promessa che sarei tornata per continuare insieme il gioco delle trasformazioni. E così è stato, incontrando in atelier dei piccoli gruppi di quattro-cinque bambini nei giorni successivi. In un primo momento, molti bambini chiedevano il mio aiuto per realizzare una certa forma che ricordavano dal primo incontro (una farfalla, un cuore, eccetera). La mia risposta era molto evasiva e incoraggiante nello stesso tempo (Mi spiace, non ricordo esattamente… prova come ti viene) – con il proposito di avviare un processo autonomo, che probabilmente avrebbe preso la sua strada imprevista lasciando perdere la prima forma.

Ho cercato di mettere i bambini a loro agio, in un clima di non giudizio, liberi di sperimentare senza dover produrre qualcosa di “riconoscibile”, tollerando dei momenti più o meno lunghi dove sembrava non accadere nulla eccetto una gran confusione. Nonostante fosse molto “limitata” dal punto di vista dei materiali a disposizione (o forse proprio per questo?), la proposta ha originato dei percorsi molto diversi, che hanno valorizzato l’unicità di ogni bambino. Se il contesto lo permette, infatti, ognuno esprimerà se stesso con i suoi bisogni, desideri, capacità e modalità relazionali.

Spesso sono nati spontaneamente dei lavori piuttosto complessi, come quelli delle immagini qui sopra. Tuttavia, non sempre esiste un prodotto finale che rappresenti in sé il valore dell’esperienza. A volte prevale l’esplorazione sensoriale, il movimento, il linguaggio del corpo o un altro tipo di processo in cui non emerge un interesse per la creazione di un oggetto specifico.

Alessandro, per esempio, si è concentrato tutto il tempo sulla stessa sequenza di azioni: arrotolare una striscia a spirale, stringerla in pugno e poi liberarla riaprendo la mano.

children's works with stripes of paper

Ogni volta questo procedimento originava una forma simile ma leggermente diversa, più o meno prevedibile. A un certo punto, Alessandro ha cominciato a usare questa sequenza per fare una specie di gioco, avvicinandosi con disinvoltura a un compagno e liberando improvvisamente la spirale con “effetto molla” a sorpresa (naturalmente per spaventare il compagno). Quindi l’indagine sulla spirale è diventata una ricerca sul movimento che la sua forma dinamica produce. Inoltre, il passaggio chiuso-aperto/compresso-espanso ha delle significative implicazioni dal punto di vista simbolico.
In questo processo è evidente anche l’importanza della ripetizione, che permette di sperimentare, consolidare degli apprendimenti, rassicurare dal punto di vista emotivo, scoprire delle piccole variazioni (da cui potranno eventualmente nascere nuovi percorsi).

Ora vorrei riportare l’attenzione sullo specifico del materiale. Perché è molto importante conoscere “la grammatica” dei materiali e averli sperimentati in prima persona? Non per mostrare degli esempi o dei modelli, ma per fare le scelte migliori che possano favorire i processi dei bambini: come allestire il contesto e presentare l’attività? Quali rilanci proporre? Come affrontare le criticità che emergono?

Per esempio in questo caso, trattandosi di un materiale seriale presentato in grandi quantità, la proposta tende a stimola una produzione sovrabbondante che ben presto satura lo spazio.

Conoscendo il materiale, questo aspetto non ci coglierà di sorpresa e saremo pronti a suggerire alcune strategie di contenimento, come l’unione di più elementi, un filo conduttore narrativo, l’utilizzo di un modulo per costruire strutture più complesse, eccetera. Così, una fase iniziale caotica e dispersiva potrà evolversi in modo organico verso un certo ordine o significato.

laboratori creativo con materiali non strutturati: le strisce di carta

Dovremmo cercare di avere fiducia sia nel materiale che nei bambini. Anche le cose apparentemente più semplici o banali sono connesse all’identità dei bambini, forse espressione di un loro bisogno o interesse. Infatti, come ci ricorda l’artista e arte terapeuta Nona Orbach, se un educatore riesce a vedere le qualità fondamentali dei singoli bambini, sarà in grado di relazionarsi con loro in modo autentico e farà sì che ognuno si senta riconosciuto per quello che è veramente. Se un bambino riceve questo tipo di nutrimento, crescendo diventerà una persona più felice, cooperativa ed empatica.

Quando i bambini vengono riconosciuti, accettati, ed hanno un posto sicuro dove potersi esprimere, saranno anche meno aggressivi nei confronti degli altri, avranno migliori abilità sociali, tenderanno a giocare ed a restare impegnati nelle loro attività per periodi di tempo più lunghi. Essere riconosciuti dagli altri in modo autentico è un profondo bisogno della natura umana; ci rassicura sul fatto di essere amati e accettati così come siamo.

Per continuare a seguire l’esplorazione della grammatica dei materiali siete i benvenuti a iscrivervi alla newsletter e a unirvi al gruppo Facebook The Grammar of Matter.

#grammaticadeimateriali

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