Passeggiando a passo di gatto

cubi-gatto trasformisti

Questo è il racconto di una storia felina veramente accaduta in un piccolo paese sulle colline marchigiane. Tutto è cominciato da una passeggiata senza meta, per il gusto di camminare e guardarsi intorno, attraverso le vie di Cartoceto, insieme all’artista e illustratore Michele Ferri. Questo atteggiamento tra la curiosità e il piacere dell’ozio, stava probabilmente creando una speciale sintonia con gli abitanti silenziosi di quei cortili. Dopo pochi passi, infatti, ecco sbucare dal nulla un paio di baffi e due occhi luminosi. Uno dopo l’altro, cominciarono ad apparire dentro i vasi, sui davanzali, in mezzo alla via, sugli zerbini. “Vabbè, per stavolta attraversate pure il nostro regno, ma senza disturbare troppo.”

The Italian village Cartoceto

Forse qualche pensiero nella lingua telepatica dei gatti si era infiltrato tra quelli umani, perché alla fine della passeggiata, durante un caffè nell’unico bar del paese, nacque una bizzarra idea felina. Dopo circa un anno, anche l’amministrazione comunale fu contagiata da quell’idea e il paese si trasformò per un giorno in un percorso a sorpresa, pieno di giochi, spettacoli, musica, allestimenti. Ovviamente sul tema del gatto.

cat-event village map

Rari esemplari felini si affacciavano alle finestre. Un’aristocratica gatta coi guanti di pizzo apriva le persiane al suono della serenata che improvvisavano i passanti con improbabili strumenti musicali.

Various cats at the windows

Il Giardino dei Miagolii era sorvegliato da dieci guardiani diffidenti, che oscillavano in tutte le direzioni senza mai cadere, cercando di intralciare chi passava di lì. Attraversare il giardino non era un’impresa facile!

The game of swinging cats

A un certo punto della passeggiata, ci si imbatteva nella casa del Signor Nonhotempo. Al suono della campanella, il Signor Nonhotempo si affacciava frettoloso e raccontava storie (brevissime) di gatti antichi e leggendari.

An actor telling stories from a terrace

Teste rosse gialle blu, zampe a strisce, a quadri, a pois, pance pelose, baffi a zig zag… I Cubo-gatti Trasformisti si lasciavano scomporre e ricomporre in centinatia di identità feline.

the game of transformable cat cubes

Bambini con orecchie da topo attraversavano il tunnel di formaggio, cercando di non farsi rubare la coda dai bambini-gatto attraverso i buchi.

Cheese cardboard tunnel

Grazie alla collaborazione di artigiani e commercianti locali, tutte le bancarelle del mercato felino erano rigorosamente a tema: libri, biscotti, magliette, ceramiche, burattini.

cat shaped biscuits
cat puppets

Al culmine della festa, mentre la banda suonava la marcia “A passo di gatto”, ecco sbucare tra la folla il famigerato Gatto Mammone, seminando il panico. Per fortuna si trovava nei paraggi il Domatore Pazzo, grande esperto di animali immaginari…

The imaginary Red Grinning Cat

Di solito lascio che le cose parlino da sole, senza citare nomi o riferimenti spazio-temporali. Questa però è un’occasione speciale, un’esperienza collettiva per eccellenza. Perciò grazie di cuore a tutte le persone che l’hanno resa possibile:

  • Michele Ferri, co-autore del progetto, che insieme a me ha ideato, organizzato, costruito tutto quello che serviva
  • Aldo Pucci, per l’indispensabile supporto tecnico e logistico
  • Olga Valeri (allora Assessore alla Cultura di Cartoceto), per aver creduto in un’idea che sembrava folle
  • Mario Mariani per il brano originale “A passo di gatto” e la banda di Cartoceto per averlo magistralmente eseguito
  • Il Caffè Massimo per i buonissimi biscotti GattoMatto
  • Tutti gli amici, i paesani, gli attori e gli artisti che hanno dato gratuitamente il loro contributo con grande professionalità
  • E infine tutti i gatti di Cartoceto, quelli veri, che da qualche angolo nascosto ci concedevano occhiate di benevolenza. “Ma sì, fate pure, per oggi potete restare… Domani però torna tutto come prima”. Così è stato. Grazie, Sua Gattità!
cat paintings on a palace wall
Installazione artistica di Monica Monachesi e Giuseppe Braghiroli

“Uno grande” è fatto di “tanti piccoli”

un arcobaleno di cartone auto-costruito in un laboratorio collettivo

In questo periodo in cui la distanza fisica è ancora un tema molto presente, il Cantiere Arcobaleno ci può offrire una metafora significativa: siamo parte di qualcosa di più grande e di una collettività, anche se il nostro contributo è stato costruito lavorando da soli o insieme a un gruppo molto ristretto. Ma che cos’è il Cantiere Arcobaleno? Si tratta nello stesso tempo di un laboratorio e di una festa, senza limiti di età. Starà a noi (organizzatori del cantiere) ottimizzare spazi e materiali in base al numero e alle caratteristiche dei partecipanti, ad esempio predisponendo delle zone in cui il singolo o una coppia può lavorare al suo pezzo. Vi invito quindi a prendere spunti in modo flessibile dalle immagini di questo articolo, considerando che il Cantiere si inseriva all’interno di una manifestazione pubblica pre-Covid di parecchi anni fa.

A ogni partecipante (o piccolo gruppo) viene affidato un pezzo di arcobaleno ancora senza colori: un pezzo molto importante anche se piccolo, perché alla fine del laboratorio sarà fondamentale per costruire un grande arcobaleno intero. Ogni pezzo dovrà essere “colorato” su entrambi i lati. Riguardo la tipologia e il numero dei colori, le possibilità sono infinite. In questo caso ho scelto tre colori da mantenere nello stesso ordine (verde, giallo, rosso). Tra i materiali a disposizione: diversi tipi di carta e superfici colorate, stoffe, nastri, forbici, pennelli e colla vinilica.

children are building pieces of cardboard rainbow

Ecco alcuni suggerimenti per costruire la struttura di base con il cartone. Dopo aver deciso le dimensioni dell’arcobaleno, stendete a terra un foglio di carta abbastanza grande (o più fogli uniti tra loro). Tracciate i due archi con un compasso artigianale, cioé una corda con un’estremità fissata al centro della circonferenza sottesa e una matita nell’altra estremità. Quindi dividete gli archi in un certo numero di parti uguali, tracciando delle linee verticali (l’arcobaleno della foto è suddiviso in 14 parti, quello dell’immagine sottostante in 8 parti). Infine aggiungete sotto gli archi quelle che diventeranno le “gambe” della struttura.
Un’altra soluzione consiste nell’appendere il foglio a una parete e ricalcare una proiezione del disegno della struttura.

the scheme of the structure of a cardboard rainbow

Ora potete tagliare le diverse parti e usarle come cartamodello riportandole su un cartone, dove aggiungerete anche le linee curve per suddividere le aree dei tre (o più) diversi colori dell’arcobaleno. Naturalmente il cartone dovrà essere abbastanza spesso e rigido. Ritagliate di nuovo i pezzi dal cartone e la struttura è pronta!

the scheme of the structure of a cardboard rainbow 2
the scheme of the structure of a cardboard rainbow 2

Alla fine tutti i pezzi dell’arcobaleno verranno uniti (dal responsabile del cantiere) con del nastro adesivo trasparente, lasciando tra un pezzo e l’altro la distanza equivalente allo spessore del cartone. In questo modo la struttura diventa pieghevole e può assumere diverse forme. Inoltre i pezzi si possono sovrapporre uno sull’altro a fisarmonica in modo che, al termine della festa, l’arcobaleno si possa ripiegare occupando pochissimo spazio.

Different shapes you can fold the rainbow

Originariamente questo progetto è stato realizzato in occasione di una Notte dei Bambini in Piazza del Popolo a Pesaro, dove i passanti di tutte le età erano invitati a partecipare al cantiere per il tempo che desideravano. Ma cantieri estemporanei per la costruzione di arcobaleni potrebbero nascere in tanti altri contesti, riunendo il lavoro “a distanza” di persone sconosciute tra loro o appartenenti ai gruppi più variegati. Non mi resta che augurarvi buon lavoro e mandare un ringraziamento speciale a tutte le educatrici del Cantiere Arcobaleno di Pesaro!

Per unire virtualmente tutti gli arcobaleni, siete invitati a inviare le foto del vostro cantiere a info@robertapuccilab.com

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