Chi ha mai visto una Stella Gatto?

stella gatto

di Simona Moundrouvaliss.moundrouvalis@gmail.com

 

Questo è un gioco con cui potrete inventare un numero infinito di stelle, così come sono infinite le stelle dell’Universo e i modi per immaginarle. È stato presentato per la prima volta in occasione dell’iniziativa “L’albero tra nuvole e stelle” della Biblioteca Civica Bertoliana di Vicenza e ora entrerà nelle case di tante altre persone, adulti e bambini, che vivono lontani ma sotto lo stesso cielo. Nasceranno tante stelle uniche e originali, come unico è ogni bambino, il suo modo di esprimersi e di conoscere il mondo.


Come sono nate le stelle nell’Universo? Da dove vengono?

Una spiegazione chiara e semplice, che mi piace molto, è quella della “Signora delle Stelle”, la straordinaria scienziata e astrofisica Margherita Hack:

Le certezze nella scienza non ci sono. Si cerca, con l’esperimento e l’osservazione, di scoprire le leggi che regolano l’Universo. […] studiandolo e osservandolo, abbiamo scoperto che, una volta, l’Universo era piccolo, piccolo, piccolo e caldo, caldo, caldo. Poi, ha cominciato a gonfiarsi come un palloncino e la temperatura ha cominciato a scendere e così si sono formate le stelle. E dopo migliaia di migliaia di migliaia di anni è diventato quello che conosciamo oggi» (da un’intervista di Rai3)

Da “20 modi per disegnare una stella” di Salli S. Swindell and Nate Padavick, Edizioni Logos

Come si disegna una stella?

Prendo in prestito, come spunto di partenza, un’idea del grande maestro Bruno Munari, dal capitolo “Da cosa nasce cosa” del suo libro “Fantasia”:

Una foglia può essere anche oggetto di esplorazione per rendere visibili relazioni nascoste.

Partendo dal ricalco di una foglia di quercia, Munari ne traccia il contorno e ne ricava uno schema composto da puntini. Poi collega questi punti in tanti modi diversi, creando diverse relazioni tra loro.

Ognuno troverà forme sue ma sempre in relazione alla foglia. (…) Le variazioni sono personali e infinite.

Immagine dal libro “Fantasia” di Bruno Munari, Edizioni Laterza

Vi propongo anch’io un insieme di puntini che ho ottenuto a partire dall’espansione di un punto centrale: quel punto materiale piccolo piccolo e caldo caldo che è esploso in una miriade di punti, attraverso rotazioni attorno al suo centro, con raggi progressivamente maggiori…BIG BANG!


Provate ora a unire i puntini. Le possibilità sono infinite! Per esempio, si può cominciare ad unirne alcuni per creare una forma chiusa: una stella a 4, 5, 6, 10 punte…

Ecco alcune delle forme possibili, che si possono tracciare con l’aiuto di un righello o a mano libera (per variare il tipo di linea).

A partire dallo stesso schema di base, si possono ottenere delle forme molto diverse: piccole o grandi, simmetriche o asimmetriche, comuni o bizzarre, dritte o storte, semplici o complesse, attraverso un processo di esplorazione creativo e personale.

Le forme si possono anche combinare tra loro per creare delle strutture più complesse. Questi esempi sono stati ottenuti scegliendo alcuni puntini in modo simmetrico.

Per facilitare chi volesse ottenere delle forme regolari, consiglio di evidenziare di volta in volte alcuni puntini.

Si può giocare a tracciare delle linee, semplici o spezzate, parallele o incidenti, orizzontali o verticali. Usando una carta trasparente, si possono sovrapporre forme diverse per crearne di più complesse.

Oppure si possono creare delle composizioni unendo diverse forme geometriche, in modo simmetrico o casuale.

Lo schema si può scaricare cliccando qui e poi stampare in tante copie. Oppure potete anche creare uno stencil, bucando con un punteruolo i puntini di una stampa (preferibilmente su cartoncino), in modo da utilizzarla più volte ed eventualmente trasferire i punti anche su diversi tipi di carta o altri supporti (cartone, stoffa, carta stagnola, eccetera).

Per quanto riguarda le tecniche e i materiali da usare, non ci sono limiti! Le linee si possono tracciare con pennarelli, matite, pastelli, gessetti. Le forme si possono riempire colorando o svuotare ritagliando; oppure potete ritagliare le forme disegnate (anche su diversi tipi di carta) e poi unirle al centro con un fermacampione. O ancora, potete creare uno stencil con uno schema da cui sono state ritagliate delle forme, ed usarlo per esempio con una spugnetta imbevuta di colore.

Un’altra possibilità è quella di trasferire lo schema su una tavoletta di legno e fissare sui punti scelti dei chiodini o delle puntine per creare degli intrecci con fili, filo di ferro sottile o scovolini; oppure potete ricamare le linee con ago e filo, su cartone o feltro.

Ecco le stelle create con mio figlio Daniele durante un fine settimana piovoso. La mia preferita è la stella-gatto che si distingue tra tutte per quel tocco di fantasia tipico dei bambini che mi stupisce sempre!

E se al buio facciamo passare un fascio di luce attraverso i buchini dello stencil… ci ritroveremo tutti nello spazio! Buona esplorazione!

Ringrazio di cuore Roberta, per avermi ospitato su RobertapucciLab e, soprattutto, per avermi accompagnato con i suoi insegnamenti e la sua esperienza in un interessante e stimolante percorso.

Vorrei concludere condividendo una frase di Margherita Hack che mi ha colpito per la sua “scientifica poeticità” e che ci può far sentire più vicini in questo momento così difficile:

Tutti noi abbiamo un’origine comune, siamo tutti figli dell’evoluzione dell’Universo, dell’evoluzione delle stelle, e quindi siamo davvero tutti fratelli.

Siamo fatti di materia che è stata costruita all’interno delle stelle. Tutti gli elementi, dall’idrogeno all’uranio, sono stati creati dalle reazioni nucleari che avvengono nelle supernove, delle stelle molto più grandi del Sole che alla fine della loro vita esplodono e sparpagliano nello spazio il risultato di tutte le reazioni nucleari avvenute al loro interno. Noi siamo veramente figli delle stelle.

p.s. Simona Moundrouvalis è una designer grafica di origine italo-greca che vive a Vicenza, mamma di Daniele, ricercatrice instancabile e curiosa. Simona ha seguito un breve percorso di formazione personalizzato con RobertapucciLab, da cui sono nati molti progetti… come quello della Stella Gatto.

Benvenuta Simona e grazie per la condivisione!


Le casette di Aldo

casette di carte luminose

Questa è una storia vera, che comincia con un ricordo e finisce con un piccolo regalo per chi la leggerà.
Le memorie di quando eravamo bambini sono fatte di oggetti, materie, odori, colori. In uno dei miei ricordi più belli ci sono delle casette per il presepe che mio padre costruiva con il cartone delle scatole da scarpe e che poi dipingeva con i colori a tempera.
Per cercare di rivivere quel ricordo, provo a costruire delle casette con i materiali che mi sono familiari: carta, matita e squadre, matite colorate, colla stick, forbici, riviste.

Dentro alle casette di Aldo c’erano delle piccole luci che illuminavano le finestre e le porte forate. Questo particolare richiama un’altra immagine: io e mia sorella nei sedili posteriori dell’auto, domenica sera, a guardare le case che scorrevano veloci. Ogni casa aveva la sua storia, anzi era un contenitore di storie, un microcosmo. L’attrazione di quelle storie sconosciute era irresistibile, passava attraverso le finestre illuminate e mi schiacciava la faccia contro il finestrino.
Tutto questo non può mancare nelle mie casette: un sottile filo di luci passa dai buchi delle finestre e, se necessario, si aggiusta dall’apertura del tetto.

Ma nel mio remake sono comparsi anche degli elementi nuovi: delle ombre quando si accendono le luci, piante, animali e abitanti vari, dettagli a collage nelle pareti esterne.

Mi torna in mente una poesia di Giusi Quarenghi:
Nelle case c’è un dentro e un fuori:

si può andare e venire, entrare e uscire,
molto esce di quel che c’è, ma non tutto;

molto entra di quel che è fuori, ma non tutto,
a volte si ferma sulla porta, e sta lì, ma nessuno apre.

Mi piacciono, le trovo belle, ma troppo leggere e compiaciute delle minuziose cesellerie. Non assomigliano per niente a quelle di Aldo (forse assomigliano un po’ a me?) e la delusione è grande. Manca la materia, lo spessore, la ruvidezza, i colori della terra, l’imperfetto del reale.

Che fare allora? Mi metto a cercare le originali e ne trovo qualcuna dentro un televisore a tubo catodico dove molti anni fa mio padre aveva costruito un presepe anti-gatto, riassemblando un po’ di cose vecchie.

Ecco, c’è tutto quello che manca nelle mie casette nuove: una base di appoggio, la consistenza del cartone, le rifiniture volutamente grezze, la naturalezza dell’asimmetria, le superfici variegate. Scopro dei dettagli, posso immaginare i pensieri e le mani mentre lavorano.

Come dovrebbe essere una casa? Conoscete Coriandoline, il quartiere di Correggio progettato insieme ai bambini? Trasparente, dura fuori, morbida dentro, grande, giocosa, decorata, intima, tranquilla, magica: sono queste le qualità più importanti di una casa secondo l’opinione dei bambini coinvolti.

Forse è questo il punto: servono qualità diverse, persino opposte, che si compensano e rispondono a diversi bisogni. Perciò ognuno può contribuire alla casa con le proprie qualità. E le vostre quali sono? Che tipo di casa uscirà dalle vostre mani?
Piccola o grande, leggera o pesante, luminosa o in penombra, piena o vuota, di legno o di sassi, un nido, una tana, una tenda, una capanna, un palazzo… O magari una casa di terra, cotta col fuoco, come quella della mia amica Monica Grelli.

La storia è finita, ma potrebbe continuare. Il tetto apribile può trasformare la casetta in una scatola: cosa conterrà? Per ricevere il cartamodello della casa-scatolina, basta essere iscritti alla newsletter e richiederlo scrivendo a info@robertapuccilab.com.
Perciò buon lavoro a tutti i costruttori di case.
Grazie a mio padre Aldo per le casette magiche e grazie a Ivan per il cartamodello che ne farà nascere tante altre.
Grazie a tutti i custodi di case, visibili e invisibili.

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