Il potere calmante degli scarabocchi

di Suzanne Axelsson – Traduzione di Roberta Pucci

 

Qual è la prima cosa che ci viene in mente per calmare un bambino? Probabilmente cullarlo (e credo che lo stesso valga per noi stessi).

Ma anche scarabocchiare può essere un’azione efficace a questo scopo: pensiamo al ritmo dei movimenti del corpo, alla stimolazione sensoriale delle dita a contatto con i materiali, alle vibrazioni percepite attraverso lo strumento utilizzato, o anche al piacere visivo sperimentato via via che l’intreccio di linee prende forma… il piacere potrebbe essere addirittura associato allapercezione di un suono o di un odore.

Guardando l’immagine qui sopra, possiamo intuire la libertà con cui viene rappresentata una tempesta di neve: movimenti ampi, vortici per richiamare l’idea del vento, il suono del gessetto sulla carta ruvida che contribuisce a creare l’atmosfera della tormenta.

Sia quando scarabocchiamo per mantenere l’attenzione parlando al telefono o ascoltando una lezione, sia nel caso di un’azione intenzionale, quando ci sediamo con carta e penna per creare qualcosa, si tratta comunque di un processo di autoregolazione, di rilassamento, per sentirsi meglio o per mantenere la concentrazione.

 

Dialogo silenzioso con la sabbia di un bambino di un anno sul bordo della sabbiera.

Dal punto di vista neurologico, spesso una cosa viene percepita piacevole affinché la persona sia indotta a ripeterla. Rifare qualcosa molte volte è una strategia attraverso la quale il cervello impara ed evolve, creando connessioni.

Scarabocchiare su diverse superfici – nella sabbia, nel fango, con il sale, usando vari tipi di miscele (come l’aquafaba o acqua e amido di mais) – offre al cervello una molteplicità di stimoli. I polpastrelli percepiscono le vibrazioni, la consistenza e il movimento dei materiali. Gli occhi osservano le azioni delle dita, le tracce che appaiono via via e che influenzano il modo in cui il dito continua a muoversi, come Nona e Roberta hanno descritto nei loro post precedenti (Genesi della linea e Scarabocchiare: un gioco tra occhi e mano).


Il piacere di scarabocchiare nel fango. In Svezia si usa dire che non esiste cattivo tempo, ma solo cattivo equipaggiamento.

Non dovremmo mai affrettare questa fase, che fornisce le basi per le successive abilità musicali, matematiche e di scrittura, così come della capacità di mantenere l’attenzione. Osservare l’intreccio di segni e provare piacere nel poter influenzare il risultato, esplorare le potenzialità delle proprie capacità motorie… 

Il valore dello scarabocchiare dovrebbe essere maggiormente riconosciuto, in modo che i bambini possano sentirsi liberi di farlo quando ne sentono il bisogno, per rilassarsi attraverso il movimento e i materiali artistici, senza il giudizio dello sguardo adulto o dei loro compagni. Mettere a disposizione dei materiali sensoriali adatti può favorire l’attività dello scarabocchio, liberando il bambino dalle aspettative e dalla sensazione di dover disegnare qualcosa e facendo in modo che possa semplicemente gioire del processo creativo di segni e tracce attraverso la sabbia, il colore o qualsiasi altro materiale.


Un bambino di 5 anni mentre scarabocchia con le tempere sul tavolo luminoso ricoperto con un telo di plastica trasparente (lavabile e riutilizzabile), per garantire la massima libertà di esplorazione. Al termine dell’attività, si può appoggiare un foglio di carta sulla superficie del tavolo per creare una stampa dell’immagine creata dal bambino.

Negli anni, ho potuto osservare come gli scarabocchi possiedano una specie di proprietà magica agli occhi dei bambini… A volte resta “solo” uno scarabocchio, altre volte i bambini lo osservano e gli assegnano un significato simbolico (un animale, un fiore, una persona, un numero o una lettera) a seconda di quali informazioni I loro occhi trasmettono al cervello. Spesso ho notato che alcuni bambini cominciano a “scrivere” quasi prima di disegnare, tracciando dei piccoli segni disposti in fila – linee, forme quasi circolari o altri tipi di segni che rappresentano lettere e parole. Può anche accadere che scarabocchi, disegni e scrittura si trovino un po’ mescolati sullo stesso foglio… cominciano ad apparire alcune forme, che presto confluiscono nel bisogno sensoriale dello scarabocchio per poi arrivare all’elaborazione di alcuni simboli intenzionali, specialmente nel caso di bambini con fratelli più grandi o inseriti in gruppi eterogenei per età.

Davvero non potrò mai elogiare abbastanza le sezioni miste per il grande contributo che portano all’evoluzione dello scarabocchio e del disegno attraverso un processo gioioso e organico, che vede spesso i bambini coinvolti in efficaci strategie di auto-apprendimento.


Questo bambino di un anno aveva appena osservato dei compagni più grandi (di 4 e 5 anni) disegnare il contorno della loro mano. Il suo processo di disegno – mentre passa il pennarello intorno alle dita, percependone la punta sulla pelle – è come un dialogo intenso e attento con la propria mano. Egli ha provato molte volte a resistere al solletico del pennarello e ogni volta la mano si è involontariamente ritratta.

Solo una cosa è certa: che il linguaggio scritto dei bambini si sviluppa in questo modo, passando dai disegni delle cose ai disegni delle parole. L’unico segreto dell’insegnamento della scrittura consiste nel preparare e organizzare in modo appropriato questa transizione naturale… Il gioco del far finta, il disegno e la scrittura possono essere visti come dei momenti diversi in un programma essenzialmente unitario dello sviluppo del linguaggio scritto. Lev Vygotsky, “The Prehistory of Writing” (1930), tratto da “The Mind in Society”, 1978.


Questo bambino di 3 anni sta “scrivendo” una storia e, nello stesso tempo, la sta leggendo a voce alta, mentre altri bambini della stessa età, dopo essersi seduti, lo guardano e lo ascoltano con grande interesse.

Scarabocchiare è una parte essenziale di questo processo. Ne costituisce le radici, nutrendo l’anima del disegno, della scrittura, dell’espressione di emozioni e pensieri. Le radici non smettono mai di crescere ed evolvere: come una pianta continua a espandersi visibilmente verso l’alto, così fanno le sue radici verso il basso. Allo stesso modo, lo scarabocchio non è solo una fase transitoria della prima infanzia, ma qualcosa di cui continuiamo ad avere bisogno nel corso di tutta la vita.


Questo post fa parte del progetto Grammar of drawingun viaggio per esplorare il linguaggio espressivo del disegno, a cura di Suzanne Axelsson, Nona Orbach e Roberta Pucci.

L’articolo è tradotto in cinque lingue:

Seguici sulla pagina Facebook!

Subscribe now to receive the Mini-kit for creative explorations!
Subscribe now to receive the Mini-kit for creative explorations!