Il flusso e la cornice spazio-temporale nel disegno

di Suzanne Axelsson – Traduzione di Roberta Pucci


Come educatrice, cerco sempre di mettermi in relazione con i bambini attraverso il gioco e considero con molto rispetto sia i loro giochi che i loro disegni.

Secondo la teoria del ciclo del gioco (play-cycle theory), l’idea iniziale di gioco si manifesta innanzitutto nell’immaginazione. Dopodiché viene lanciato un primo segnale, il quale riceve una risposta attraverso un altro segnale, che a sua volta genera una risposta e così via, creando un flusso interattivo tra due giocatori. Questo flusso si svolge all’interno di una cornice costituita da un certo spazio – fisico, mentale ed emozionale – che evolve insieme al gioco.

Il flusso si interrompe (o annichilisce, usando un termine più specifico) nel momento in cui la sua cornice viene distrutta o quando un segnale non riceve più risposta.

Facciamo un esempio semplice. Un bambino vede una palla e gli viene in mente di fare una partita. Raccoglie la palla, manda un segnale a un altro bambino attraverso un gesto o delle parole, e gli lancia la palla. Chi riceve la palla, la rilancia al primo bambino che a sua volta risponderà con un nuovo lancio, originando un flusso attraverso l’andirivieni della palla. La cornice è costituita dallo spazio entro il quale i bambini stanno giocando. Se un adulto (o un altro bambino) si dovesse improvvisamente posizionare al centro di questa cornice spazio-temporale, ci sono due possibilità: potrebbe interrompere il flusso o lanciare un nuovo segnale e unirsi alla partita.

Come adulti, è nostra responsabilità proteggere la cornice che permette al flusso del gioco di proseguire, finché esso arriverà alla sua naturale conclusione o verrà sospeso intenzionalmente per essere ripreso in un momento successivo.

Proviamo ad applicare questa teoria al disegno: un bambino vede una matita e un foglio. Gli viene in mente di disegnare qualcosa, prende la matita e traccia un primo segno sulla carta con un movimento. Il segno che appare, più o meno rispondente alle sue aspettative, rappresenta una risposta alla quale il bambino continua a rispondere, mentre si origina un flusso tra il bambino, la penna e il foglio attraverso il disegno che lentamente prende forma. Anche in questo caso, il flusso si inserisce in una cornice, e può essere disturbato da un adulto (o un altro bambino) che per esempio si siede troppo vicino, sposta il materiale o comincia a fare delle domande.

Il nostro ruolo come educatori è quello di facilitare il flusso: ciò significa, innanzitutto, percepirlo, esserne consapevoli ed evitare che si interrompa prematuramente. Per far ciò, a volte è necessario trattenersi e restare un passo indietro, altre volte intervenire per aggiungere o togliere qualcosa. Un’interazione verbale, di per sé, non è buona nè cattiva : potrebbe rafforzare il flusso (magari in un momento in cui il bambino si sta demotivando) oppure distruggerlo con una domanda inappropriata (seppure sostenuta dalle migliori intenzioni pedagogiche). 

Come in ogni relazione, la cosa più importante è cercare di restare sintonizzati con ciò che sta accadendo, consapevoli e rispettosi del flusso in atto.


Questo post fa parte del progetto Grammar of drawingun viaggio attraverso il linguaggio del disegno a cura di Suzanne Axelsson, Nona Orbach e Roberta Pucci

Tutti gli articoli sono tradotti in 4 lingue:

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