Il disegno come atto democratico – 1: Lo scarabocchio

di Suzanne Axelsson – Traduzione di Roberta Pucci


La possibilità di partecipare, di dare il proprio contributo, di essere ascoltati equamente: credo sia questo il significato della democrazia. Non che siamo tutti uguali o che conosciamo e facciamo le stesse cose… ma che le nostre diverse esperienze, conoscenze, abilità e capacità immaginative vengono tutte considerate e valorizzate con la stessa attenzione.

Si tratta del permesso di essere ciò che si è, dei nostri diritti, ma anche dal riconoscimento che gli altri hanno uguale diritto al permesso di essere ciò che sono – quindi si tratta anche di responsabilità. In altre parole, ciò significa che i nostri diritti non devono costituire uno svantaggio per gli altri e che tutti possiamo realizzarci individualmente attraverso la collettività e la comunità.

 

Il disegno come atto democratico.

Tutti dovrebbero avere il permesso di scarabocchiare. C’è una libertà insita nello scarabocchio, che permette di sperimentare i materiali con gioia, di esprimere emozioni, scaricare le tensioni, esplorare possibilità, scoprire la propria capacità di avere un impatto sul mondo.

Come ha raccontato Nona Orbach a proposito del ciclo dell’acqua disegnato da Hillel, le forme e le line che costituiscono un disegno non possono essere comprese semplicemente osservando il prodotto finale.

Il processo attraverso il quale il disegno viene creato esprime una storia, delle teorie che si dipanano, dei pensieri. E la nostra comprensione sarà ancora più approfondita se avremo la fortuna di assistere a un processo accompagnato dalle parole del bambino. Nel caso di bambini che ancora non parlano o che per qualche motivo non sono in grado di farlo, potremmo non arrivare mai a scoprire la profondità del loro processo, ma possiamo comunque valorizzarlo: dimostrando un genuino interesse, osservando, promuovendo delle opportunità che facilitano la partecipazione attiva e la possibilità di agire sul contesto.

Gli scarabocchi ci forniscono delle informazioni molto utili per allestire e offrire delle attività che risultino significative per i bambini.  

Se, per esempio, un bambino riesce con difficoltà ad esercitare la pressione necessaria per tracciare un segno, proveremo a dargli un altro strumento. Se invece la difficoltà riguarda maggiormente l’impugnatura, potremmo scegliere dei materiali e degli strumenti per rafforzare i muscoli della mano e delle dita, per migliorare la sua motricità fine, offrendo nello stesso tempo delle esperienze sensoriali come il disegno nella sabbia o nel fango (vedi post “Il potere calmante degli scarabocchi”).

Ciò che definiamo uno scarabocchio raramente consiste nel tracciare delle linee a caso… più spesso implica un qualche tipo di comunicazione. In certi casi, il bambino potrebbe nascondere intenzionalmente il suo processo, perché percepisce che esso non viene considerato importante dagli adulti o da altri bambini. Infatti, come è stato descritto negli articoli precedenti, raramente riconosciamo allo scarabocchio il valore che giustamente detiene: ciò si riflette nel modo in cui i bambini si relazionano ai loro processi creativi nella fase dello scarabocchio, e spesso provano vergogna nei confronti dei loro prodotti grafici.

Un processo creativo non conduce necessariamente a un prodotto “riuscito”. La creatività comprende anche i tentativi che falliscono, quelli che non vanno come l’autore avrebbe voluto o che sembrano inutili… In realtà, la maggior parte dei processi creativi resta invisibile, e così la maggior parte delle persone pensa di non essere creativa, diminuendo la propria autostima.

La “democrazia dello scarabocchio” garantisce le risorse, lo spazio e il tempo affinché lo scarabocchio possa essere sperimentato e valorizzato, senza fretta di procedere verso la fase successiva dello sviluppo grafico, ma aspettando che il bambino sia pronto. Inoltre, garantisce il diritto di tornare a scarabocchiare a qualsiasi età, senza giudizi negativi.

Quando mio figlio aveva sette anni, l’insegnante chiese a tutti i bambini della classe di rappresentare con un disegno il gioco che preferivano fare a scuola. Mio figlio disegnò una delle aule con tutti i banchi e le sedie correttamente posizionati, poi prese un grosso pastello nero e scarabocchiò tutto il disegno, ricoprendolo interamente. La sua opera fu appesa alla parete insieme a quelle degli altri bambini.

L’insegnante mi guardò e si scusò, dicendo che non era riuscita a fermare mio figlio prima che scarabocchiasse il disegno. Gli altri genitori lo guardavano un po’ perplessi e mi lanciavano qualche strana occhiata. Quando chiesi a mio figlio qual era il suo gioco preferito, egli rispose che gli piaceva giocare a nascondino al buio.

Gli scarabocchi neri, dunque, rappresentavano il buio. L’insegnante e gli altri adulti li avevano etichettati “solo” come scarabocchi, svalutando il disegno e non comprendendo il suo significato. Disegnare la stanza con i suoi oggetti e poi nascondere tutto sotto uno strato di nero è la strategia che mio figlio, a sette anni, utilizzò per comunicare il suo gioco preferito, il nascondino in una stanza buia.

In questo contesto, non è stato dato lo stesso valore a tutte le forme di comunicazione attraverso l’espressione artistica: si tratta dunque di un contesto privo di uguaglianza democratica.


Secondo lo sviluppo grafico descritto da Viktor Lowenfeld, la fase dello scarabocchio non ha a che fare con la comunicazione ma con il piacere di tracciare dei segni. Tuttavia, la mia esperienza personale mette in discussione questa idea: mi è capitato più volte di instaurare un vero e proprio dialogo attraverso lo scarabocchio con dei bambini, specialmente molto piccoli, in cui era chiaramente in atto una comunicazione. Tuttavia gli elementi comunicanti non erano costituiti dalle forme o dai segni prodotti, ma dal movimento. Credo che spesso il limite della comunicazione sia dovuto alle scarse capacità di motricità fine del bambino, specialmente se utilizza un pennarello, una matita o uno strumento simile. Infatti, scarabocchiando sulla sabbia o magari sullo schermo di un tablet, spesso i bambini dimostrano maggiore abilità e una sorta di libertà che permette di avere un controllo migliore sui segni prodotti.   

Scarabocchiare è quasi come un linguaggio segreto per i bambini molto piccoli, che rivela quello che sentono, cosa li interessa, come traggono ispirazione dagli altri.

Se consideriamo lo scarabocchio come un mezzo di comunicazione, specie nel caso di bambini che non usano il linguaggio verbale, ecco che si apre all’improvviso un’altra possibile modalità di partecipazione, fondamentale all’interno di un contesto di gioco e di apprendimento democratico.

L’azione di scarabocchiare può essere eseguita con diversi livelli di intensità: questo aspetto, se osservato con attenzione, può essere molto prezioso per capire ciò che è stato appreso e ciò che è stato comunicato.  

Dare valore allo scarabocchio significa accreditare il suo diritto a partecipare al flusso della comunicazione, al pari di altre modalità comunicative. Significa, dunque, salvaguardare lo scarabocchio come un atto di democrazia.  

 

Questo articolo fa parte del progetto Grammar of drawing a cura di Suzanne Axelsson, Nona Orbach e Roberta Pucci.

Il post è stato tradotto in 5 lingue:

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