Tic-tic-tic-tic-tic-tic…
Un ago picchietta ripetutamente sulla carta, forando una certa area del foglio come per colpire una linea invisibile. È un movimento veloce, ritmico, ipnotico, minuto, preciso. L’energia è canalizzata in un punto.
Lentamente, la linea immaginaria comincia a sfibrarsi, finché si sfonda e un pezzo di carta si stacca. Il contorno di entrambe le parti ha un margine bucherellato, una frastagliatura di piccoli denti irregolari, alcuni dei quali si staccano facilmente. I più piccoli sembrano un pulviscolo di neve – un’associazione un po’ paradossale, considerando che sono frutto di un gesto duro e affilato. Tuttavia, per essere efficace, quel gesto richiede una superficie morbida sotto il foglio.
Quando la forma si stacca, il movimento si interrompe. C’è silenzio. I due pezzi separati cominciano una vita indipendente. O forse sono ancora in relazione?

Nel suo uso comune, un ago è uno strumento di unione, ma può anche servire alla funzione opposta: separare attraverso una fitta sequenza di minuscoli punti. La qualità di questa separazione è strettamente connessa all’identità dello strumento.
Quanti modi ci sono per separare (e separarsi)? Quante azioni, varianti, strumenti? Ogni azione risuona nel corpo, ha un riverbero interno, da qualche parte. Come sta il corpo durante il gesto, quali sensazioni e qualità percepisce?
Per esempio, che differenza c’è tra separare attraverso uno strappo o attraverso un taglio?
Si strappa con le mani, si taglia con le forbici: nel primo caso il contatto è diretto, nel secondo uno strumento introduce una distanza tra corpo e materiale, mediando l’azione. Il suono è diverso, così come le caratteristiche estetiche della linea di separazione. Lo strappo lacera, svelando la dimensione fibrosa della carta e dunque l’esistenza di una direzione delle fibre: strappare in un verso o nell’altro genera più o meno resistenza e produce un effetto diverso.
Ma soprattutto, con il taglio possiamo esercitare un controllo maggiore sulla linea di separazione, che risulta molto più netta e definita, mentre nello strappo resta sempre un margine di imprevedibilità.

In un certo senso, ogni azione contiene in sé il suo opposto. Conosciamo per differenza, diceva Gregory Bateson. O per usare un’espressione junghiana, un contenuto deve essere separato e differenziato per diventare cosciente.Il significato della separazione non potrebbe esistere senza l’unione (e viceversa).
Posso separare solo ciò che è unito.
Unisco ciò che era separato.Allontano e avvicino.
Integro e disintegro.
Compongo e scompongo.
Escludo e includo.
Disperdo e raccolgo.
Espello e accolgo.

Quale movimento percepisci?
A volte non è sempre così chiaro se la direzione sia centrifuga o centripeta.
Ma in ogni caso, molto probabilmente si sta muovendo.

