In quanti modi si può giocare con un rotolo di carta?
Osserviamolo da diversi punti di vista, senza pensare di dover realizzare un prodotto. Quali azioni ci suggerisce, come “vorrebbe” essere trasformato? Si può partire in qualsiasi modo, ad esempio facendo un taglio, per poi vedere cosa succede e seguire le sollecitazioni della trasformazione.

La semplice azione di tagliare apre infinite possibilità, per esempio variando il numero, la direzione, la larghezza o la lunghezza dei tagli, e naturalmente combinando queste variazioni.
Cosa succede, poi, se pieghiamo le parti tagliate? Di nuovo le possibili trasformazioni si moltiplicano

L’esplorazione può essere guidata da un approccio geometrico-matematico (come nell’immagine in basso a sinistra) o del tutto casuale, o ancora combinando le due cose, ovvero esplorando in modo sistematico alcune scoperte fatte per caso.
La doppia piega “a onda” nell’immagine qui sotto a destra, per esempio, è stata ispirata da un taglio casuale e poi sperimentata intenzionalmente in diverse varianti, con altri rotoli.

Come si può vedere nel video qui sotto, i suoni e i movimenti prodotti dalle trasformazioni sono forse gli aspetti più interessanti da esplorare.
Sono le mani e le caratteristiche del materiale a condurre il gioco!
E cosa succede se il rotolo incontra un altro materiale?
Quali dialoghi possibili?

Possiamo giocare anche con la quantità degli elementi: più rotoli (interi o sezionati) possono diventare dei moduli combinabili in diversi modi per creare strutture più complesse.

Possiamo anche dividere il rotolo in piccole parti e utilizzarle per creare delle composizioni o texture.


Qual è la differenza tra esplorare la grammatica di un materiale o usarlo per fare un “lavoretto”?

Il lavoretto racchiude fin dall’inizio un certo risultato e un percorso prestabilito per raggiungerlo – con un’estetica attrattiva ma semplicistica e stereotipata. Non avviene alcune ricerca, il processo si riduce all’esecuzione di istruzioni. Che gusto c’è se conosciamo già il punto di arrivo?
La grammatica del materiale, invece, lascia spazio alla scoperta e all’imprevisto, alle infinite potenzialità del materiale. Non mi resta che augurarvi buona ricerca!

