Chi ha mai visto una Stella Gatto?

stella gatto

di Simona Moundrouvaliss.moundrouvalis@gmail.com

 

Questo è un gioco con cui potrete inventare un numero infinito di stelle, così come sono infinite le stelle dell’Universo e i modi per immaginarle. È stato presentato per la prima volta in occasione dell’iniziativa “L’albero tra nuvole e stelle” della Biblioteca Civica Bertoliana di Vicenza e ora entrerà nelle case di tante altre persone, adulti e bambini, che vivono lontani ma sotto lo stesso cielo. Nasceranno tante stelle uniche e originali, come unico è ogni bambino, il suo modo di esprimersi e di conoscere il mondo.


Come sono nate le stelle nell’Universo? Da dove vengono?

Una spiegazione chiara e semplice, che mi piace molto, è quella della “Signora delle Stelle”, la straordinaria scienziata e astrofisica Margherita Hack:

Le certezze nella scienza non ci sono. Si cerca, con l’esperimento e l’osservazione, di scoprire le leggi che regolano l’Universo. […] studiandolo e osservandolo, abbiamo scoperto che, una volta, l’Universo era piccolo, piccolo, piccolo e caldo, caldo, caldo. Poi, ha cominciato a gonfiarsi come un palloncino e la temperatura ha cominciato a scendere e così si sono formate le stelle. E dopo migliaia di migliaia di migliaia di anni è diventato quello che conosciamo oggi» (da un’intervista di Rai3)

Da “20 modi per disegnare una stella” di Salli S. Swindell and Nate Padavick, Edizioni Logos

Come si disegna una stella?

Prendo in prestito, come spunto di partenza, un’idea del grande maestro Bruno Munari, dal capitolo “Da cosa nasce cosa” del suo libro “Fantasia”:

Una foglia può essere anche oggetto di esplorazione per rendere visibili relazioni nascoste.

Partendo dal ricalco di una foglia di quercia, Munari ne traccia il contorno e ne ricava uno schema composto da puntini. Poi collega questi punti in tanti modi diversi, creando diverse relazioni tra loro.

Ognuno troverà forme sue ma sempre in relazione alla foglia. (…) Le variazioni sono personali e infinite.

Immagine dal libro “Fantasia” di Bruno Munari, Edizioni Laterza

Vi propongo anch’io un insieme di puntini che ho ottenuto a partire dall’espansione di un punto centrale: quel punto materiale piccolo piccolo e caldo caldo che è esploso in una miriade di punti, attraverso rotazioni attorno al suo centro, con raggi progressivamente maggiori…BIG BANG!


Provate ora a unire i puntini. Le possibilità sono infinite! Per esempio, si può cominciare ad unirne alcuni per creare una forma chiusa: una stella a 4, 5, 6, 10 punte…

Ecco alcune delle forme possibili, che si possono tracciare con l’aiuto di un righello o a mano libera (per variare il tipo di linea).

A partire dallo stesso schema di base, si possono ottenere delle forme molto diverse: piccole o grandi, simmetriche o asimmetriche, comuni o bizzarre, dritte o storte, semplici o complesse, attraverso un processo di esplorazione creativo e personale.

Le forme si possono anche combinare tra loro per creare delle strutture più complesse. Questi esempi sono stati ottenuti scegliendo alcuni puntini in modo simmetrico.

Per facilitare chi volesse ottenere delle forme regolari, consiglio di evidenziare di volta in volte alcuni puntini.

Si può giocare a tracciare delle linee, semplici o spezzate, parallele o incidenti, orizzontali o verticali. Usando una carta trasparente, si possono sovrapporre forme diverse per crearne di più complesse.

Oppure si possono creare delle composizioni unendo diverse forme geometriche, in modo simmetrico o casuale.

Lo schema si può scaricare cliccando qui e poi stampare in tante copie. Oppure potete anche creare uno stencil, bucando con un punteruolo i puntini di una stampa (preferibilmente su cartoncino), in modo da utilizzarla più volte ed eventualmente trasferire i punti anche su diversi tipi di carta o altri supporti (cartone, stoffa, carta stagnola, eccetera).

Per quanto riguarda le tecniche e i materiali da usare, non ci sono limiti! Le linee si possono tracciare con pennarelli, matite, pastelli, gessetti. Le forme si possono riempire colorando o svuotare ritagliando; oppure potete ritagliare le forme disegnate (anche su diversi tipi di carta) e poi unirle al centro con un fermacampione. O ancora, potete creare uno stencil con uno schema da cui sono state ritagliate delle forme, ed usarlo per esempio con una spugnetta imbevuta di colore.

Un’altra possibilità è quella di trasferire lo schema su una tavoletta di legno e fissare sui punti scelti dei chiodini o delle puntine per creare degli intrecci con fili, filo di ferro sottile o scovolini; oppure potete ricamare le linee con ago e filo, su cartone o feltro.

Ecco le stelle create con mio figlio Daniele durante un fine settimana piovoso. La mia preferita è la stella-gatto che si distingue tra tutte per quel tocco di fantasia tipico dei bambini che mi stupisce sempre!

E se al buio facciamo passare un fascio di luce attraverso i buchini dello stencil… ci ritroveremo tutti nello spazio! Buona esplorazione!

Ringrazio di cuore Roberta, per avermi ospitato su RobertapucciLab e, soprattutto, per avermi accompagnato con i suoi insegnamenti e la sua esperienza in un interessante e stimolante percorso.

Vorrei concludere condividendo una frase di Margherita Hack che mi ha colpito per la sua “scientifica poeticità” e che ci può far sentire più vicini in questo momento così difficile:

Tutti noi abbiamo un’origine comune, siamo tutti figli dell’evoluzione dell’Universo, dell’evoluzione delle stelle, e quindi siamo davvero tutti fratelli.

Siamo fatti di materia che è stata costruita all’interno delle stelle. Tutti gli elementi, dall’idrogeno all’uranio, sono stati creati dalle reazioni nucleari che avvengono nelle supernove, delle stelle molto più grandi del Sole che alla fine della loro vita esplodono e sparpagliano nello spazio il risultato di tutte le reazioni nucleari avvenute al loro interno. Noi siamo veramente figli delle stelle.

p.s. Simona Moundrouvalis è una designer grafica di origine italo-greca che vive a Vicenza, mamma di Daniele, ricercatrice instancabile e curiosa. Simona ha seguito un breve percorso di formazione personalizzato con RobertapucciLab, da cui sono nati molti progetti… come quello della Stella Gatto.

Benvenuta Simona e grazie per la condivisione!


Le casette di Aldo

casette di carte luminose

Questa è una storia vera, che comincia con un ricordo e finisce con un piccolo regalo per chi la leggerà.
Le memorie di quando eravamo bambini sono fatte di oggetti, materie, odori, colori. In uno dei miei ricordi più belli ci sono delle casette per il presepe che mio padre costruiva con il cartone delle scatole da scarpe e che poi dipingeva con i colori a tempera.
Per cercare di rivivere quel ricordo, provo a costruire delle casette con i materiali che mi sono familiari: carta, matita e squadre, matite colorate, colla stick, forbici, riviste.

Dentro alle casette di Aldo c’erano delle piccole luci che illuminavano le finestre e le porte forate. Questo particolare richiama un’altra immagine: io e mia sorella nei sedili posteriori dell’auto, domenica sera, a guardare le case che scorrevano veloci. Ogni casa aveva la sua storia, anzi era un contenitore di storie, un microcosmo. L’attrazione di quelle storie sconosciute era irresistibile, passava attraverso le finestre illuminate e mi schiacciava la faccia contro il finestrino.
Tutto questo non può mancare nelle mie casette: un sottile filo di luci passa dai buchi delle finestre e, se necessario, si aggiusta dall’apertura del tetto.

Ma nel mio remake sono comparsi anche degli elementi nuovi: delle ombre quando si accendono le luci, piante, animali e abitanti vari, dettagli a collage nelle pareti esterne.

Mi torna in mente una poesia di Giusi Quarenghi:
Nelle case c’è un dentro e un fuori:

si può andare e venire, entrare e uscire,
molto esce di quel che c’è, ma non tutto;

molto entra di quel che è fuori, ma non tutto,
a volte si ferma sulla porta, e sta lì, ma nessuno apre.

Mi piacciono, le trovo belle, ma troppo leggere e compiaciute delle minuziose cesellerie. Non assomigliano per niente a quelle di Aldo (forse assomigliano un po’ a me?) e la delusione è grande. Manca la materia, lo spessore, la ruvidezza, i colori della terra, l’imperfetto del reale.

Che fare allora? Mi metto a cercare le originali e ne trovo qualcuna dentro un televisore a tubo catodico dove molti anni fa mio padre aveva costruito un presepe anti-gatto, riassemblando un po’ di cose vecchie.

Ecco, c’è tutto quello che manca nelle mie casette nuove: una base di appoggio, la consistenza del cartone, le rifiniture volutamente grezze, la naturalezza dell’asimmetria, le superfici variegate. Scopro dei dettagli, posso immaginare i pensieri e le mani mentre lavorano.

Come dovrebbe essere una casa? Conoscete Coriandoline, il quartiere di Correggio progettato insieme ai bambini? Trasparente, dura fuori, morbida dentro, grande, giocosa, decorata, intima, tranquilla, magica: sono queste le qualità più importanti di una casa secondo l’opinione dei bambini coinvolti.

Forse è questo il punto: servono qualità diverse, persino opposte, che si compensano e rispondono a diversi bisogni. Perciò ognuno può contribuire alla casa con le proprie qualità. E le vostre quali sono? Che tipo di casa uscirà dalle vostre mani?
Piccola o grande, leggera o pesante, luminosa o in penombra, piena o vuota, di legno o di sassi, un nido, una tana, una tenda, una capanna, un palazzo… O magari una casa di terra, cotta col fuoco, come quella della mia amica Monica Grelli.

La storia è finita, ma potrebbe continuare. Il tetto apribile può trasformare la casetta in una scatola: cosa conterrà? Per ricevere il cartamodello della casa-scatolina, basta essere iscritti alla newsletter e richiederlo scrivendo a info@robertapuccilab.com.
Perciò buon lavoro a tutti i costruttori di case.
Grazie a mio padre Aldo per le casette magiche e grazie a Ivan per il cartamodello che ne farà nascere tante altre.
Grazie a tutti i custodi di case, visibili e invisibili.

Come fiorisce un seme di colore?

L’inverno in natura è un tempo di riposo e silenzio. La terra sembra immobile, inerte. Ma a diverse profondità, i semi assorbono nutrimento e si preparano. Non hanno fretta, aspettano il loro momento, che arriverà in primavera. Vorrei invitarvi a festeggiare questo ciclo vitale con una proposta, un rito collettivo che celebra il riposo, così come la rinascita e il nuovo inizio che segue ogni fine.

Per prima cosa, rivestite interamente la superficie di un tavolo con un foglio di carta (ancora meglio un cartoncino da 200 grammi) e fissatelo in modo che resti ben fermo. Quindi disegnate sul foglio dei punti colorati sparsi a caso. Infine, sistemate alcuni materiali artistici su un altro tavolo o un’altra superficie di appoggio (pennarelli, matite colorate, pastelli a olio o a cera, acquerelli, eccetera, a vostro piacimento). Può partecipare un numero variabile di persone di tutte le età, ma è possibile anche fare un’esperienza più intima e contemplativa in solitudine. Naturalmente, la grandezza del tavolo dovrà essere proporzionata al numero dei partecipanti.

Ogni punto colorato rappresenta un seme che, dopo aver riposato tutto l’inverno, è finalmente pronto a fiorire e ad espandersi in una forma di qualsiasi tipo, non necessariamente nella forma realistica di un fiore. Il colore può finalmente liberare la sua energia e fluire, occupando uno spazio. Ogni partecipante può muoversi intorno al tavolo e scegliere i semi colorati da far germogliare.

Come nasce e si sviluppa nello spazio un seme di colore? Provate ad ascoltarlo, ad osservarlo un momento senza fretta… Quale sarà la sua strategia di espansione? Attraverso dei punti, delle linee, delle superfici? Come e dove si sta per muovere? Quali forme origina?

Lo sviluppo di qualsiasi elemento vegetale dipende sia dal seme che dal terreno in cui si trova. Allo stesso modo, i segni e le forme saranno influenzati sia dagli strumenti artistici usati per disegnare che dal tipo di superficie che costituisce il supporto. Ad esempio, un pastello traccerà diversi tipi di segno su una carta liscia, ruvida o bagnata.

In un gruppo probabilmente nasceranno forme molto diverse tra loro, che mano a mano tenderanno ad occupare lo spazio del foglio e ad avvicinarsi tra loro. Come reagiranno incontrandosi? Quanto spazio vuoto è necessario tra l’una e l’altra?

Alla fine, tutto il foglio si trasformerà in un giardino fiorito. L’opera si può considerare conclusa quando tutti i partecipanti si ritengono soddisfatti e percepiscono un’armonia complessiva della composizione.

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Soprattutto, non abbiate fretta. Non si può costringere un filo d’erba a crescere…

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Un ringraziamento speciale ad Adriana, Antonella, Rita e Viviana per il bellissimo giardino della foto qui sopra.

Copiare o inventare?

cardboard trees

Copiare è bene o male? Pensate sia utile, rassicurante, noioso, anti-creativo? Quanto è importante la conoscenza della tecnica e qual è il suo ruolo nel processo creativo?

Si tratta di una questione per niente scontata, che apre una riflessione anche in ambito educativo: come posizionarsi tra la funzione delle regole e quella della libertà, tra attività strutturate e il cosiddetto “open studio”?


Non credo esista una soluzione universalmente valida, ma un equilibrio e un senso da ricercare ogni volta in relazione al contesto. Consideriamo un esempio concreto: una tecnica molto semplice che consiste nell’incastrare dei pezzi di cartone o di un altro materiale per mezzo di alcuni tagli, come illustrato nell’immagine qui sotto.


Immagine tratta dal libro “Così per gioco…” di Elve Fortis de Hieronymis

Esistono infinite applicazioni e variazioni di questa tecnica, dai “lavoretti” semplificati (ahimè) destinati ai bambini alle più raffinate espressioni artistiche; dagli animali di Junzo Terada pubblicati da Chronicle Books ai fiori futuristi di Giacomo Balla che vediamo qui sotto, solo per citarne alcuni.

Se conosciamo queste fonti, potremmo scegliere di copiare uno dei modelli. Oppure di inventarne uno nuovo, applicando quindi la tecnica in modo creativo. Credo che nessuna delle due scelte sia “buona” o “cattiva” di per sè. Non necessariamente, infatti, il “copiare” significa essere pigri o senza idee. Potrebbero essere tante le ragioni sottintese – forse il bisogno di sicurezza, di imitazione come strategia sociale, di consolidamento di una certa conoscenza, eccetera.

In altre parole, una rielaborazione creativa e l’invenzione di qualcosa di nuovo sono degli aspetti positivi ma non corrispondono necessariamente all’obiettivo principale.

Vediamo un esempio a questo proposito. Gli animali delle immagini qui sotto sono stati progettati per un laboratorio all’interno di una casa circondariale femminile. Gli oggetti realizzati venivano messi in vendita e il ricavato devoluto alle partecipanti. Perciò la proposta di “inventare” degli animali sarebbe stata poco coerente con gli obiettivi e i tempi ristretti del laboratorio: servivano dei modelli pronti, efficaci e veloci da costruire.

Non esiste quindi una contrapposizione “tout court” tra il copiare e il creare qualcosa di nuovo, quanto la ricerca di un senso connesso di volta in volta al contesto.

Le piante di cartone dell’immagine di copertina, per esempio, sono state costruite per l’inaugurazione della Scuola dell’Infanzia Tatonius a Bagnolo in Piano (RE). Si tratta di un allestimento temporaneo di grande effetto per un’occasione speciale. L’idea originaria dei fiori futuristi è stata “copiata” ma anche ricontestualizzata e, in funzione del nuovo contesto, rielaborata attraverso la variazione di forme, dimensioni e modalità di fruizione. I visitatori infatti, bambini e adulti, potevano creare dei fiori di carta nell’apposito laboratorio e poi fissarli negli alberi attraverso gli appositi fori e dei fermacampioni.

La stessa idea è stata declinata in modo diverso per adattarsi a un altro luogo ospitante: nel “Bosco Letterario”, allestito per il compleanno della biblioteca San Giovanni di Pesaro, ogni albero era dedicato a un poeta e aveva delle poesie tra i rami. I partecipanti al laboratorio potevano scegliere una poesia, ritagliarla e usare le parole per decorare alcuni fiori-matita (vedi post Scrivetelo con un fiore).


Ma fiori e animali non sono l’unico tema possibile. L’architetto Francesco Bombardi ha utilizzato la stessa tecnica con una tecnologia digitale per una sua ricerca ispirata ai vecchi burattini artigianali che si costruivano intagliando il legno. In questo caso, il digitale facilita la partecipazione dei bambini perché i disegni si possono tagliare in tempo reale sul legno, cosicchè ognuno avrà il suo personaggio e potrà interagire con gli altri.

 

Questa riflessione si inserisce anche in un contesto più ampio: che valore attribuisce la nostra cultura di appartenenza alla tradizione e all’innovazione? La modalità più o meno innovativa di utilizzare una tecnica – per seguire il conosciuto piuttosto che per esplorare l’ignoto – è inevitabilmente influenzata da questo aspetto.
Come spiega la psicoterapeuta Estella Guerrera, se utilizzi una qualsiasi tecnica creativa e arrivi a un certo livello di padronanza sai che, ad un certo punto, ti troverai a camminare lungo un continuum che si muove tra adesione al canone, da un lato, e sperimentazione libera dall’altro.
Quando nella vita sai fare bene qualcosa hai, per lo meno, due prospettive: continuare a farla nello stesso modo oppure rompere lo schema e usare la tua competenza per fare qualcosa di diverso. Entrambe le modalità hanno senso, ma questa apparente dicotomia ci mette in contatto con il concetto di “cambiamento evolutivo” e con il concetto di rischio. Nella psicologia del ciclo di vita siamo chiamati a pronunciarci proprio su questi temi nelle diverse fasi esistenziali: resto così e so di sapere, oppure cambio e rischio di fallire?

In ogni percorso di vita, sia la tradizione che l’innovazione giocano un ruolo importante. Sappiamo danzare tra gli estremi senza barricarci nell’uno o nell’altro? Ecco come una semplice tecnica o un laboratorio può metterci in discussione e diventare metafora significativa di un processo in continua evoluzione.



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Caccia al dettaglio

cercare i dettagli

I dettagli sono come dei tesori che abbiamo sempre davanti agli occhi, ma che spesso non vediamo. Di solito i bambini sono più bravi a osservarli, è il loro modo “naturale” di guardare. Perciò questa “caccia al dettaglio” è pensata soprattutto come un gioco da fare insieme, grandi e bambini.

Come si gioca? Il punto di partenza può essere un’immagine qualsiasi: potete fotografare un luogo familiare, che ormai non si osserva più con attenzione, oppure al contrario un luogo che esplorate per la prima volta.

Looking for details

Per preparare il gioco, occorre fare due stampe della stessa immagine, possibilmente in formato A4 o A3 a tutta pagina. Ritagliate da un cartoncino bianco una “finestra”, ovvero una cornice con un buco attraverso il quale osservare l’immagine, della forma che desiderate (quella quadrata è probabilmente la più comoda). Quindi ritagliate da una delle due stampe dei riquadri della stessa forma della finestra: questi saranno i particolari da ritrovare nell’immagine rimasta intera, utilizzando la finestra per la ricerca.

A piece of the trunk of a tree

Potrebbe diventare un gioco da tavolo oppure un calendario, come nel progetto originale realizzato per il Comune di Pesaro in collaborazione con i servizi 0/6 e il fotografo Marco Andreani, autore delle fotografie.

calendario con particolari fotografici

È “il prato” ciò che noi vediamo oppure vediamo un’erba più un’erba più un’erba…? Quello che noi diciamo “vedere il prato” è solo un effetto dei nostri sensi approssimativi e grossolani; un insieme esiste solo in quanto formato da elementi distinti. Non è il caso di contarli, il numero non importa; quel che importa è afferrare in un solo colpo d’occhio le singole pianticelle una per una, nelle loro particolarità e differenze. E non solamente vederle: pensarle. Invece di pensare “prato”, pensare quel gambo con due foglie di trifoglio, quella foglia lanceolata un po’ ingobbita, quel corimbo sottile… Italo Calvino, “Palomar”

blades of glass

Buona caccia!

Teatrini di carta per laboratori itineranti

Sono molto affezionata a questo teatrino, uno dei miei primi progetti in cartotecnica auto-prodotto. E’ un kit per laboratori itineranti sul collage, con funzione sia pratica che estetico-scenografica. La struttura chiusa diventa una specie di cartellina facile da trasportare, con i materiali per il laboratorio contenuti all’interno. Aperta si trasforma in un teatrino: il lato che si posiziona orizzontalmente diventa un “palcoscenico” con le carte a disposizione per l’attività; le pareti verticali, invece, mostrano alcuni esempi di opere di artisti. L’idea è quella di presentare un certo numero di teatrini dedicati a diversi tipi di carta: solo bianca (o bianca e nera), colorate, da liscissime a molto ruvide, metallizzate, semitrasparenti, texturizzate, veline, eccetera.

A collage-theater for black and white paper, and one for colored paper

Il disegno qui sotto rappresenta lo schema di costruzione. Le linee tratteggiate corrispondono alle piegature, i cerchietti indicano i punti che dovranno essere forati e uniti (con bottoni a pressione o fermacampioni).

The construction-scheme of the collate-theater
The assembly steps

Le foto che seguono mostrano i passaggi per chiudere e appiattire il teatrino. Dopo aver aperto completamente la struttura, il “palco” si ribalta verso l’alto, mentre le parti laterali vengono prima piegate a metà e poi di nuovo verso il centro.

The closing steps

L’allestimento dei teatrini presenta un panorama sulle caratteristiche espressivo-materiche dei vari tipi di carta, stimolando la curiosità e la sperimentazione, e nello stesso tempo mette a disposizione il materiale. L’attività non ha bisogno di spiegazioni… Si apre il sipario e la danza delle forbici può cominciare!

Two collage-theaters

Mai visto un fiore che cammina?

un bambino con un cappello ci carta a forma di fiore

Un giorno, camminando per strada, mi è capitato di incontrare un cappellaio ambulante molto speciale. Non aveva nulla da vendere, ma insegnava a costruire dei cappelli a forma di fiore. Nel suo banchetto erano disposti in modo ordinato tutti i modelli e le relative sagome multicolori, pronte per essere assemblate.

Ti piacerebbe provare? Un cappello è una cosa seria, non bisogna avere fretta. Si deve scegliere con calma. Quanti petali? Di quale forma e colore? E assemblati con quale sequenza?

Esistono infinite variazioni possibili, perciò ogni fiore sarà unico, anche solo per un dettaglio, e diventerà un oggetto speciale anziché un gadget anonimo. Così i fiori-ambulanti cominceranno a girare per le strade e i giardini, attirando sguardi curiosi.

Come in natura, a fronte di un’infinita varietà, i principi base di costruzione sono pochi e semplici. Le immagini qui sotto illustrano le tre tecniche principali, che il cappellaio mi ha svelato in cambio di due gelati e sette biglie di vetro.


Le possibili variazioni del modello n.1 e n.3 riguardano i petali (forma, dimensioni, colore, sequenza), mentre nel modello n.2 si può scegliere il colore della cupola, le forma e le dimensioni delle foglie o dei petali sulla sommità.

Si può anche dare un nome al cappello-fiore e costruirne uno per ogni componente della famiglia o per i vostri amici.

Siete i benvenuti a condividere via mail o Facebook i vostri modelli per arricchire il catalogo dei fiori che camminano. Buon lavoro!

La scatola inventa-storie

Piccolo riccio e l'arcobaleno

Da dove si comincia per inventare una storia? I punti di partenza sono potenzialmente infiniti. Questa scatola è una delle tante possibilità. Contiene i personaggi di alcuni albi illustrati e può essere lasciata a disposizione dei bambini accanto ai materiali per scrivere e disegnare.

Come si prepara? Prima di tutto, scegliete un albo illustrato in cui il protagonista compare in molte illustrazioni, con diverse espressioni del volto e diverse posizioni del corpo. Fotocopiate le illustrazioni e ritagliate le sagome dei personaggi per isolarle dallo sfondo. Quindi inserite le figure ritagliate in una bella scatola.

personaggi estratti da libri illustrati

Prima di mostrarla ai bambini, cercate di creare un’atmosfera di mistero e curiosità. “Cosa ci sarà qui dentro?” Una volta svelato il personaggio, interroghiamoci insieme ai bambini sulla sua identità.

“Chi sarà? Come si chiama, dove vive? Cosa gli piacerà fare?” Invitate i bambini a prendere spunto dalle varie espressioni e posture delle figure ritagliate per immaginare cosa potrebbe essere successo: “Perché è diventato triste? Dove sta correndo o chi lo sta inseguendo? Cosa cerca? Chi l’ha fatta arrabbiare?” Una volta che l’identità e la storia del personaggio sono state abbastanza definite, si può approfondire il contesto emerso dai racconti dei bambini attraverso altri libri, per aggiungere stimoli e dettagli. Per esempio, se il personaggio vive nell’oceano, perché non sfogliare un libro sugli ambienti marini o cercare delle immagini suggestive sul web?

Gradualmente, comincerà a prendere forma una storia che i bambini potranno disegnare, incollando nei punti giusti i personaggi ritagliati. Tra i materiali lasciati a disposizione: matite, colla stick, pennarelli, materiali di recupero da incollare (carte, stoffe, piccoli oggetti). Nel caso di lavoro a piccolo gruppo, i bambini si possono suddividere il disegno delle varie sequenze della storia, che infine verranno appesi o rilegati in un piccolo libro (con tanto di copertina, titolo e nome degli autori). Dopo una prima esperienza introdotta e accompagnata dall’adulto, la scatola può essere lasciata a disposizione per un uso più libero tra gli altri materiali, magari cambiando periodicamente il personaggio, per rinnovare la sorpresa.

Un giorno Lupodrillo decide di andare a fare un bagno al lago. Ma mentre si tuffa, esce fuori dall’acqua un coccodrillo che lo morsica in fronte.

Lupodrillo lotta con i lupi

Lupodrillo chiama i suoi amici lupi per aiutarlo. I lupi arrivano e lottano contro i coccodrilli. Alla fine della lotta tutti i lupi e i coccodrilli sono pieni di morsi e cadono per terra per la stanchezza, così nessuno vince.”

una storia inventata dai bambini

Mentre i lupi e i coccodrilli stanno lottando, Lupodrillo è riuscito a scappare fino a casa della nonna. La nonna ha preparato per lui una piscina gonfiabile, ma Lupodrillo ora ha un po’ paura di tuffarsi perché gli torna in mente il coccodrillo. Alla fine si tuffa.

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Grazie a Nadhir, Giuseppe e Riccardo, autori della storia di Lupodrillo e agli autori dei personaggi, Ophélie Texier per Lupodrillo e Vincent Bourgeau per il diavoletto del libro “La boite à Jules”.

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Siete i benvenuti a inviare le storie nate dalla scatola dei personaggi a info@robertapuccilab.com

Conservare frammenti di storie

dettagli di un archivio-vetrina pop-up per raccogliere reperti preziosi

Questo strano oggetto serve per raccogliere, trasportare e mettere in mostra dei piccoli reperti bidimensionali – pezzetti di carta, stoffa, biglietti, foglie, spartiti musicali, frammenti preziosi, ricordi. Ma anche per raccontare una storia, usando i frammenti come indizi che accompagnano le sequenze del racconto. Per costruire la struttura viene utilizzata su diversi livelli una tecnica di taglio-piega illustrata nelle immagini qui sotto.

A paper archive to collect and show small precious findings
schema del raccoglitore pop-up

Per avere un maggior numero di reperti e rendere la struttura più stabile, si possono unire due “raccoglitori” incollando le pareti verticali tra di loro. Sulle altre due metà (che costituiscono l’appoggio orizzontale) è consigliabile incollare un unico cartoncino con una piegatura centrale, per facilitare la chiusura e l’apertura. Questa struttura si appiattisce completamente come una cartellina, diventando quindi facilmente trasportabile.

Raccoglitore-espositore pop-up
raccoglitore-espositore pop-up mentre si chiude

Si tratta di uno strumento che valorizza le piccole cose, rendendole preziose, e che può stimolare quella ricostruzione teorica di oggetti immaginari di cui parla Bruno Munari in “Codice ovvio”: cosa può nascere da frammenti di residui seguendo un metodo di indagine casuale su forme, materie e strutture?
Ricostruzioni non rigorosamente scientifiche ma liberamente suggerite dallo stesso frammento e completate scrupolosamente dalla fantasia, fino a rendere visibile l’intero oggetto immaginato.


E voi come raccogliete i piccoli reperti che raccontano storie?

Cantiere Arcobaleno

un arcobaleno di cartone auto-costruito in un laboratorio collettivo

Il Cantiere Arcobaleno è un laboratorio collettivo per tutte le età, un invito a giocare con i colori ma anche una metafora significativa. Ci insegna che siamo parte di qualcosa di più grande, di una collettività in cui il nostro contributo è importante, così come quello degli altri.

L’allestimento degli spazi e materiali dovranno essere ottimizzati in base al numero e all’età dei partecipanti, predisponendo delle zone in cui una persona singola, una coppia o un piccolo gruppo può lavorare al suo pezzo. Vi invito quindi a prendere spunti in modo flessibile da queste immagini, adattando le scelte al vostro contesto.

Ad ogni partecipante o piccolo gruppo viene affidato un pezzo della struttura di un arcobaleno ancora bianco, che dovrà essere riempito di colori su entrambi i lati. Riguardo la tipologia e il numero dei colori, le possibilità sono infinite. In questo caso ne ho scelti tre (verde, giallo, rosso) da mantenere nello stesso ordine. Tra i materiali a disposizione: diversi tipi di carta e superfici colorate, stoffe, nastri, forbici, pennelli e colla vinilica. Alla fine del laboratorio, tutti i pezzi andranno a formare un unico, grande arcobaleno.

children are building pieces of cardboard rainbow

Ecco alcuni suggerimenti per costruire la struttura di base con un cartone molto resistente. Dopo aver deciso le dimensioni dell’arcobaleno, stendete a terra un foglio di carta abbastanza grande (o più fogli uniti tra loro). Tracciate i due archi con un compasso artigianale, cioé una corda con un’estremità fissata al centro della circonferenza sottesa e una matita nell’altra estremità. Quindi dividete gli archi in un certo numero di parti uguali, tracciando delle linee verticali (l’arcobaleno della foto è suddiviso in 14 parti, quello dell’immagine sottostante in 8 parti). Infine aggiungete sotto gli archi quelle che diventeranno le “gambe” della struttura.
Un’altra soluzione consiste nell’appendere il foglio a una parete e ricalcare una proiezione del disegno della struttura.

the scheme of the structure of a cardboard rainbow

Ora potete tagliare le diverse parti e usarle come cartamodello riportandole su un cartone, dove aggiungerete anche le linee curve per suddividere le aree dei tre (o più) diversi colori dell’arcobaleno. Naturalmente il cartone dovrà essere abbastanza spesso e rigido. Ritagliate di nuovo i pezzi dal cartone e la struttura è pronta!

the scheme of the structure of a cardboard rainbow 2

Alla fine tutti i pezzi dell’arcobaleno dovranno essere uniti con del nastro adesivo trasparente, lasciando tra un pezzo e l’altro la distanza equivalente allo spessore del cartone. In questo modo la struttura diventa pieghevole e può assumere diverse forme. Inoltre i pezzi si possono sovrapporre uno sull’altro a fisarmonica in modo che, al termine della festa, l’arcobaleno si possa ripiegare occupando pochissimo spazio.

Different shapes you can fold the rainbow

Originariamente questo progetto è stato realizzato in occasione di una Notte dei Bambini in Piazza del Popolo a Pesaro, dove i passanti di tutte le età erano invitati a partecipare al cantiere per il tempo che desideravano. Ma cantieri estemporanei di arcobaleni potrebbero nascere in tanti altri contesti, creando nuove connessioni tra le persone.

Non mi resta che augurarvi buon lavoro!

E un ringraziamento speciale a tutte le educatrici del Cantiere Arcobaleno di Pesaro!

Per unire virtualmente tutti gli arcobaleni, siete i benvenuti a inviare le foto del vostro cantiere a info@robertapuccilab.com