La luce, la foglia e io

foglie autunnali

Seguitemi, sono solo pochi passi in un giardino un po’ selvatico, guardando e cercando di non pensare a niente.

Guardando cosa?

Dal momento che il pensiero è bandito, sono gli occhi a guidare, non c’è un obiettivo già stabilito. In questo modo – forse – la bellezza apparirà.

Perché “forse”? Non era già lì, la bellezza (in quel fiore, quella foglia, quell’albero) prima che noi arrivassimo?

Sì, in un certo senso… Ma l’esperienza estetica può accadere soltanto durante un incontro: tra un fiore (una foglia, un albero) e qualcuno che lo osserva. Avviciniamoci.

Mentre passeggio, mi ritrovo spesso a guardare certe foglie. Semplicemente mi attraggono. Non si tratta di un interesse generico o naturalistico. A un certo punto, un’immagine cattura il mio sguardo per una sfumatura, un disegno di ombre o una trama di nervature. Non è una foglia qualsiasi, ma proprio quella, in quel momento della giornata e in quel posto, da un particolare punto di vista. La luce contribuisce a creare quell’immagine unica, determinando i suoi colori e le sue ombre. Così, attraverso la luce, tra me e la foglia si instaura una connessione speciale.

Siamo noi a trovare la foglia o la foglia ci stava aspettando?

Forse entrambe le cose, in una specie di sincronia, una bellezza potenziale che per svelarsi ha bisogno sia di attenzione che di ricettività. Perché arrivi qualcosa di nuovo è necessario uno spazio vuoto: siamo in grado di proteggerlo? Riusciamo a concedercelo?

Credo che tutti, almeno una volta, abbiano provato la sensazione di essere intensamente connessi a qualcosa semplicemente guardandola. È un’esperienza estetica, che accade “hic et nunc”, qui e ora. Una piccola oasi dove il tempo si ferma.

Perché non raccogliere quel fiore per metterlo in un vaso?
Perché è un’esperienza di connessione, non di possesso.
Dove può accadere?
Praticamente ovunque, ecco perché abbiamo passeggiato in un piccolo giardino, a pochi passi da casa, e non in un Museo Nazionale.

Si può fotografare?
Questo è un punto cruciale: la fotografia può essere uno strumento, non un obiettivo. Se lo scopo è quello di fare una bella foto da appendere, la macchina fotografica diventerà un ostacolo per questo tipo di esperienza.
Ma allora a cosa serve? Senza un prodotto e senza pensare, cosa resta?
Un breve, intenso incontro contingente con la bellezza. La foglia, la luce e io. Buona passeggiata!

Passeggiando a passo di gatto

cubi-gatto trasformisti

Questo è il racconto di una storia vera successa molti anni fa a Cartoceto, un paese sulle colline marchigiane. Tutto è cominciato con una passeggiata per le vie di Cartoceto insieme all’artista e illustratore Michele Ferri. Il nostro atteggiamento tra la curiosità e l’ozio ha creato una speciale sintonia con gli abitanti silenziosi di quei cortili. Dopo pochi passi, infatti, eccoli sbucare fuori, uno dopo l’altro, sui davanzali, dentro i vasi, in mezzo alla via, sugli zerbini.

Vabbè, per stavolta attraversate pure il nostro regno, ma senza disturbare troppo.

The Italian village Cartoceto

E alla fine della passeggiata, davanti a un caffè nell’unico bar del paese, è nata questa bizzarra idea felina. Qualche mese dopo, anche l’amministrazione comunale fu contagiata da quell’idea e il paese si trasformò per un giorno in un percorso a sorpresa, pieno di giochi, spettacoli, musica, allestimenti. Ovviamente sul tema del gatto.

cat-event village map

Rari esemplari felini si affacciavano alle finestre. Un’aristocratica gatta coi guanti di pizzo apriva le persiane al suono della serenata che improvvisavano i passanti con improbabili strumenti musicali.

Various cats at the windows

Il Giardino dei Miagolii era sorvegliato da dieci guardiani diffidenti, che oscillavano in tutte le direzioni senza mai cadere, cercando di intralciare chi passava di lì. Attraversare il giardino non era un’impresa facile…

The game of swinging cats

A un certo punto della passeggiata, ci si imbatteva nella casa del Signor Nonhotempo, che si affacciava frettoloso al suono della campanella per raccontare storie (brevissime) di gatti antichi e leggendari.

An actor telling stories from a terrace

Teste rosse gialle blu, zampe a strisce, a quadri, a pois, pance pelose, baffi a zig zag. I Cubo-gatti Trasformisti si lasciavano scomporre e ricomporre all’infinito.

the game of transformable cat cubes

Bambini con orecchie da topo attraversavano il tunnel di formaggio, cercando di non farsi rubare la coda dai bambini-gatto attraverso i buchi.

Cheese cardboard tunnel

Grazie alla collaborazione di artigiani e commercianti locali, tutte le bancarelle del mercato felino erano rigorosamente a tema: libri, biscotti, magliette, ceramiche, burattini.

cat shaped biscuits
cat puppets

Al culmine della festa, mentre la banda suonava la marcia “A passo di gatto”, ecco sbucare il famigerato Gatto Mammone, seminando il panico tra la folla. Per fortuna si trovava nei paraggi il Domatore Pazzo, grande esperto di animali immaginari. E tutto è finito bene.

The imaginary Red Grinning Cat

Di solito lascio che le cose parlino da sole, senza citare nomi o riferimenti spazio-temporali. Questa però è un’occasione speciale, un’esperienza collettiva per eccellenza. Perciò grazie di cuore a tutte le persone che l’hanno resa possibile:

  • Michele Ferri, co-autore del progetto, che insieme a me ha ideato, organizzato, costruito i giochi e gli allestimenti
  • Aldo Pucci, per l’indispensabile supporto tecnico e logistico
  • Olga Valeri (allora Assessore alla Cultura di Cartoceto), per aver creduto in un’idea che sembrava folle
  • Mario Mariani per il brano originale “A passo di gatto” e la banda di Cartoceto per averlo magistralmente eseguito
  • Il Caffè Massimo per i buonissimi biscotti GattoMatto
  • Tutti gli amici, i paesani, gli attori e gli artisti che hanno dato gratuitamente il loro contributo con grande professionalità
  • E infine tutti i gatti di Cartoceto, quelli veri, che da qualche angolo nascosto ci concedevano occhiate di benevolenza.

Ma sì, fate pure, per oggi potete restare… Domani però torna tutto come prima.

Così è stato. Grazie, Sua Gattità!

cat paintings on a palace wall
Installazione artistica di Monica Monachesi e Giuseppe Braghiroli

Scrivetelo con un fiore

pencil flowers

Cosa significa “essere creativi”? Tra le tante definizioni mi ha colpito quella del matematico francese Henri Poincaré, che definisce la creatività come “la capacità di unire elementi esistenti sparpagliati e lontani in combinazioni nuove e utili”. In altre parole, una soluzione creativa dovrebbe mettere insieme in modo coerente elementi apparentemente estranei.
Nella vita reale, spesso abbiamo a che fare con elementi di partenza che non possiamo scegliere, ma che semplicemente ci ritroviamo come dati di fatto. Secondo il pensiero di Poincaré, questa iniziale “limitazione” non costituisce un ostacolo alla creatività, dal momento che essa risiede nel tipo di relazione tra gli elementi piuttosto che negli elementi stessi. Cerchiamo di verificare questa tesi attraverso un esempio concreto: un laboratorio che ho progettato qualche anno fa per la biblioteca San Giovanni di Pesaro. Ecco gli elementi di partenza:

– Durata del laboratorio: un’ora circa, mantenendo flessibile il flusso dei partecipanti

– Partecipanti: bambini dai 6 ai 10 anni con possibile presenza di genitori; numero imprecisato

– Materiali per il laboratorio: materiali comuni di cancelleria e di recupero (carta, stoffa, bottiglie di plastica, matite, pennarelli, forbici, colla); grandi quantità di matite (grazie a uno sponsor)

– Tema: libero, collegato alla ricorrenza del compleanno della biblioteca

Writing-flowers

Il “fiore letterario” che si vede nelle foto qui sopra è l’idea scaturita dall’insieme dagli elementi di partenza; una soluzione che soddisfa tutte le condizioni e nello stesso tempo le tiene collegate:

– è adatto alla durata del laboratorio, all’età dei bambini, alla flessibilità del numero dei partecipanti

– utilizza i materiali a disposizione, in particolare la grande quantità di matite, sfruttandone le potenzialità

– è collegato alla biblioteca, in quanto “scrivente”; inoltre sui petali si potevano incollare parole ritagliate da fotocopie di testi e poesie (per vedere gli “alberi poetici” in cui sono state posizionate le fotocopie vedi il post “Tecnica o immaginazione?” cliccando qui)

– è collegato al compleanno della biblioteca, in quanto alla fine del laboratorio alcuni fiori sono stati regalati dai bambini agli utenti della biblioteca, per festeggiare la ricorrenza

Come è nata quindi l’idea? Pensando alle condizioni iniziali, che hanno indirizzato la ricerca indicando quali strade fossero percorribili e preferibili. Cosa può suggerire, ad esempio la forma di una matita? Quale tipo di oggetto è più adatto a celebrare un compleanno? Se una soluzione non soddisfa tutte le condizioni deve essere scartata – anche se a volte non è facile abbandonare un’idea!

Materials for a creative workshop with paper

Anche la scelta di come presentare i materiali è parte integrante del progetto. In questo caso, ho scelto di preparare delle sagome di petali pre-tagliate perché, considerando il breve tempo a disposizione, ho preferito semplificare la costruzione e privilegiare gli aspetti compositivi, le scelte formali-cromatiche, gli accostamenti.
Credo quindi che possiamo considerare l’ideazione di questo laboratorio come un processo creativo secondo la definizione iniziale. Tuttavia, si può ugualmente affermare che i bambini hanno vissuto un’esperienza creativa? Non è così scontato. La costruzione del fiore prevede una componente creativa relativamente bassa, inversamente proporzionale alla strutturazione dell’attività. Gli elementi che i bambini potevano scegliere e combinare erano essenzialmente di carattere cromatico, estetico e formale. Questa precisazione è importante, in quanto spesso il termine “creatività” viene erroneamente associato a qualsiasi genere di attività manuale. Naturalmente, è importante condividere la stessa definizione di partenza di creatività.

writing flowers workshop

Dopo alcuni anni, ho riproposto l’idea dei fiori-matita in un altro contesto, in cui ai partecipanti veniva richiesto un contributo più creativo. Le condizioni erano molto diverse, il tempo a disposizione più lungo e il tema delle “parole” non era più collegato al contesto. Il laboratorio prevedeva una parte di esplorazione di vari tipi di carta e superfici per poter creare delle forme originali di fiori. In questo caso, abbiamo utilizzato delle matite colorate, quindi anche il colore poteva essere di ispirazione per la composizione.

Per concludere tornando alla definizione iniziale di creatività, Poincaré aggiunge una nota sorprendente e inspiegabile: il criterio intuitivo per riconoscere l’utilità della combinazione tra gli elementi… è la sua bellezza! In altre parole: l’idea più utile è anche la più bella. Mistero della bellezza.

Cesto di fiori matita
Let’s keep in touch! Subscribe to Robertapuccilab newsletter!
Let’s keep in touch! Subscribe to Robertapuccilab newsletter!